Privacy, quattro italiani su dieci fornirebbero i propri dati personali

Lo rivela un sondaggio dell'Istituto Swg che ha evidenziato quanto i cittadini sarebbero disposti a scambiare le proprie informazioni in cambio di servizi mirati

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In questi giorni numerose aziende in Europa hanno visto arrivare le prime sanzioni per violazione del GDPR, il regolamento europeo sulla privacy. Negli ultimi mesi hanno fatto scalpore le multe milionarie comminate da vari Paesi come quella da 50 milioni il garante della privacy francese (Cnil) ha comminato a Google, o quelle a British Airways e Marriott, da parte dell’autorità britannica Ico. Presto, secondo il dottor Riccardo Giannetti, presidente dell’associazione Osservatorio679, arriveranno sanzioni simili anche nel nostro Paese: «Le sanzioni fanno notizia – spiega – specie se riguardano importi considerevoli, come nei casi citati. L’Italia non sarà da meno in quanto la fonte normativa è la stessa ed uguali sono i criteri da seguire nella determinazione effettiva dei valori delle sanzioni da irrogare».

Gli italiani non fornirebbero i propri dati spontaneamente
Tuttavia, le società saranno sempre interessate ad acquisire i dati relativi ai potenziali clienti. Una delle motivazioni è quella di poter utilizzare le informazioni per fornire servizi sempre più mirati. In un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg, è stato chiesto agli italiani facenti parte di un campione rappresentativo quanto sarebbero disposti a fornire i propri dati alle aziende in cambio di comunicazioni personalizzate. A rispondere affermativamente sono stati ben 4 italiani su 10. Infatti il 41 per cento si è detto molto (6 per cento) o abbastanza (35 per cento) favorevole. Tuttavia, la maggioranza, il 52 per cento, preferisce preservare, per quanto è possibile, la propria privacy dimostrandosi poco (33 per cento) o per nulla (19 per cento) attratta dall’idea.

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(Fonte: https://www.swg.it/radar)
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