Professioni sanitarie, la sanatoria della discordia nella legge di bilancio

Tra le lauree più richieste figurano fisioterapia e infermieristica, ma fa discutere una misura contenuta nella manovra economica appena approvata

M5S

Nel quinquennio 2019-2023 ci sarà una richiesta di lavoratori tra i 2,5 e i 3,2 milioni. Il dato emerge dall’ultimo rapporto Excelsior di Unioncamere che considera per le sue stime le esigenze del settore privato e della pubblica amministrazione. In particolare, le richieste maggiori si avranno nell’ambito dei servizi alle imprese, dell’istruzione e sanitari.
Nell’ultimo caso, non sono soltanto le professioni mediche quelle più gettonate, ma soprattutto quelle sanitarie come dimostrano le richieste di accesso ai corsi universitari e i dati sull’accesso al mondo del lavoro. Per quanto riguarda i corsi di laurea delle 22 professioni sanitarie, sono state presentate, per l’anno accademico 2018/2019, ben 79450 domande per 24681 posti disponibili (con 620 posti a disposizione in più rispetto all’anno precedente). Il dato è contenuto nel report stilato da Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza nazionale dei Corsi di laurea delle professioni sanitarie. Nello studio, tuttavia, si fa notare come rispetto all’anno accademico precedente ci sia stato un lieve calo delle domande pari al 6,6 per cento.

Professioni scelte e occupazione
Se la professione di infermiere riscuote sempre grande successo nelle scelte degli studenti, con 21813 domande per 14723 posti, analizzando le richieste di accesso alle varie facoltà risulta come al primo posto ci sia il corso di laurea in fisioterapia con 26516 domande per soli 2029 posti disponibili. Agli ultimi posti tra le aspirazioni dei giovani per le professioni sanitarie troviamo l’assistente sanitario, il tecnico audiometrista e il tecnico della prevenzione del lavoro.
Al termine del percorso di studi, tra le professioni con il più alto tasso occupazionale troviamo quella di igienista dentale con l’89 per cento, il logopedista e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva con l’88 per cento, il fisioterapista con l’84 per cento e il podologo con l’83 per cento. Fanalini di coda i tecnici di radiologia, i tecnici della prevenzione, i tecnici di laboratori, di audiometria e di fisiopatologia che si attestano tra il 47 e il 33 per cento.

Manovra e professioni sanitarie
Le professioni sanitarie sono salite agli onori delle cronache anche per un provvedimento contenuto nella legge di bilancio approvata dal parlamento. Al comma 537 dell’articolo 1 si riporta come «coloro che svolgono o abbiano svolto un’attività professionale in regime di lavoro dipendente o autonomo, per un periodo minimo di trentasei mesi, anche non continuativi, negli ultimi dieci anni, possono continuare a svolgere le attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di riferimento». La misura era stata anticipata già nel maxiemendamento al ddl bilancio, approvato dal Senato prima di Natale, provocando la reazione delle associazioni di categoria che hanno parlato di una sanatoria che favorisce l’abusivismo.
Il ministro della Salute, Giulia Grillo, in un post su Facebook ha parlato di una norma che salva il posto di lavoro di 20mila operatori presenti in strutture pubbliche e private e contesta chi parla di una sanatoria per abusivi: «Si dà la possibilità di continuare a esercitare a lavoratori con titoli validi fino all’approvazione della legge 3/2018 inserendoli in elenchi speciali. Non sarà un via libera per tutti».

Le critiche al provvedimento
L’Aifi (associazione italiana fisioterapisti), ha commentato in una nota come l’approvazione di un simile provvedimento porti al «paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all’esercizio, verrebbe iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente». Sullo stesso piano le dichiarazioni di Antonio De Palma, presidente del sindacato degli infermieri Nursing up: «È a repentaglio la tutela della salute collettiva: nessuno si può improvvisare professionista sanitario senza possederne conoscenze, competenze e capacità comprovate da un idoneo percorso di studi e dal riconoscimento da parte delle istituzioni formative a ciò abilitate. Sarebbe una totale assurdità che andrebbe a costituire un precedente pericoloso».
Tuttavia, a fare una precisazione su quanti saranno oggetto del provvedimento è la Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche) che sottolinea come la misura non riguardi «infermieri, infermieri pediatrici, ostetriche, tecnici di radiologia medica e assistenti sanitari, ma solo le professioni non regolamentate iscritte al multi albo dei tecnici di radiologia medica e delle professioni sanitarie, tecniche e della riabilitazione».

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2 Commenti

  1. Se svolgere una professione sanitaria abusivamente è sempre stato reato, come può essere possibile che questi lavoratori “sanati” (come vengono adesso definiti) possono dimostrare di aver lavorato per molti anni, tramite p. Iva o addirittura dipendenti, senza avere un titolo, in strutture autorizzate dalle varie ASL, facendo fatture e dichiarazione dei redditi e non sono mai stati passibili di reato penale? Forse l’emendamento in oggetto non riguarda persone senza titoli, ma permette piuttosto a lavoratori “CON TITOLI ABILITANTI E DA SEMPRE RICONOSCIUTI DALLA LEGGE” e che negli anni hanno potuto svolgere il loro lavoro nel pieno della legalità e ora possono riprendere le loro attività, dopo che con la legge Lorenzin (forse anche questa fatta di fretta?…) si sono visti sbattere le porte in faccia con una legge al limite dell’anticostituzionalità. Notare per esempio che fino a luglio 2013 il Ministero della Salute aveva collocato il Massofisioterapista nel suo elenco delle professioni sanitarie, definendolo “Professione Sanitaria non riordinata prevista da norme vigenti”. Si parla di una figura nata nel lontano 1971, con una Legge dello Stato, la n.403/71 – tutt’ora vigente e mai modificata. Da lì in avanti nessun riordino anzi il rispolvero da parte di alcune regioni di un vecchio titolo di MCB (anche quello ancora da riordinare?…). Invito quindi a rileggere l’emendamento, a informarsi verso cui è rivolto e contemporaneamente a studiare le leggi e sentenze che negli anni sono venute a crearsi a causa di una politica poco coerente e molto confusionaria. Forse a quel punto si arriverà a capire che un emendamento del genere era importante quanto indispensabile per risolvere dei problemi gravi che i governi precedenti hanno creato negli ultimi anni.
    Invito inoltre a leggere la legge 8 Febbraio 1948, n. 47, con particolare attenzione agli articoli 11 e 13.

    • La linea di Momento Italia è quella di non dare opinioni personali, ma di riportare semplicemente i fatti. Il nostro obiettivo è far sì che i lettori si creino una propria opinione leggendo gli articoli, senza essere influenzati dai commenti degli autori. Nell’articolo, come in tutti quelli pubblicati dalla testata, è riportata la notizia e il commento delle varie parti. In questo caso si tratta del ministro della Salute, Giulia Grillo, che difende il provvedimento del governo, e le opinioni di associazioni e sindacati che criticano la misura (Aifi e Nursing Up).
      Riteniamo, pertanto, inappropriato l’invito a rileggere la legge 47 del 1948 in quanto l’articolo rispetta pienamente i termini della norma.

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