“Noi discriminati”, i professionisti protestano contro le scelte del Governo Conte

Per la prima volta in Italia tutte le Professioni manifesteranno, unitamente, contro le misure del Governo. Una protesta che sarà effettuata interamente online che vedrà la partecipazione di 23 consigli nazionali, sotto un solo slogan: “più tutele e stop ai pregiudizi confronti dei professionisti, in particolare quelli iscritti alle casse private”.

Professionisti in protesta contro misure governo

Le professioni unite protesteranno contro le misure che il governo ha definito per combattere l’emergenza Coronavirus. Ordini e consigli nazionali denunciano una discriminazione nei confronti dei liberi professionisti e una non corretta aderenza alle norme, sia italiane che europee, in merito al riconoscimento degli autonomi come attività di impresa.

Protesta dei professionisti online, ecco quando

Il 4 giugno dalle ore 10:30 alle 12:30 in diretta sul canale Youtube e sul sito professionitaliane.it, piattaforme messe in piedi apposta per la manifestazione lanciata dal Cup (Comitato unitario delle professioni) e dalla Rpt (Rete delle professioni tecniche). Un evento che vedrà la partecipazione di 23 consigli nazionali, uniti sotto un solo slogan: più tutele e stop alle discriminazioni e ai pregiudizi nei

La manifestazione è anche l’occasione per rilanciare l’alleanza tra le professioni italiane, che stanno lavorando per un Manifesto delle categorie.

Professionisti uniti contro il Governo, i motivi della protesta

L’evento, come detto, sarà di due ore e la scaletta prevede l’intervento di esponenti politici (invitati i segretari di tutti i partiti politici), inframezzati dalle parole degli esponenti dei 23 consigli nazionali coinvolti nella manifestazione. La diretta potrà essere seguita da tutti: gli Stati generali, infatti, andranno in onda su un canale Youtube dedicato che si appoggerà a un sito ad hoc (professionitaliane.it).

Le misure contestate dagli ordini professionali riguardano in particolare i bonus per gli autonomi da 600 euro e i contributi a fondo perduto. Tutti e due gli interventi, secondo l’opinione Cup-Rpt, presentano delle palesi discriminazioni nei confronti degli iscritti alle casse private. In merito ai 600 euro, gli ordinistici si trovano a confrontarsi con limiti di reddito (non potranno godere del bonus coloro che hanno dichiarato un reddito superiore a 35.000 euro nel 2019. Accesso consentito per i redditi fino a 50.000 euro ma solo a condizione che il professionista in questione abbia registrato un calo del fatturato di 1/3 nel primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre 2019) mentre gli iscritti all’Inps hanno percepito l’indennità a prescindere dai guadagni maturati.

Sul versante dei contributi a fondo perduto, la differenza di trattamento è ancora più evidente visto che gli ordinistici saranno esclusi a prescindere dai finanziamenti, mentre le partite Iva iscritte all’Inps ne potranno godere ma solo nel caso che non abbiano incassato il bonus da 600 euro previsto dal Cura Italia e rifinanziato dal decreto Rilancio