R. Radicale, Crimi: «Ai cittadini non piace che abbia i soldi delle loro tasse»

Il sottosegretario all'editoria commenta l'approvazione dell'emendamento che assegna nuovi fondi a Radio Radicale e allontana l'ipotesi di una crisi di governo

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La componente a 5 Stelle del governo giallo-verde cerca di ricomporsi dopo essere “andata sotto” nel voto che ha visto la Lega schierarsi, insieme a Forza Italia, Partito democratico e gli altri partiti d’opposizione, a favore dell’emendamento che, per il momento, salva Radio Radicale permettendole di proseguire con le sue trasmissioni. A commentare, a mente fredda, la notizia è il sottosegretario con delega all’editoria, Vito Crimi, che in un’intervista al quotidiano “La Stampa” afferma: «Lo dico con molta franchezza: non ho nulla contro Radio Radicale, ripristiniamo la verità dei fatti. Il punto è che parliamo di una radio privata che beneficia di una convenzione in virtù di un bando fatto su misura, con un unico partecipante, e c’è da chiedersi perché. Una radio privata che ha percepito una quantità di contributi pubblici per quasi 300 milioni di euro».

Il voto su Radio Radicale non era previsto dal contratto
Secondo il sottosegretario non si può decidere di salvare una sola emittente, perché ce ne sarebbero molte altre in difficoltà: «Come tutte le società private, quando l’azienda è in difficoltà tocca all’editore mettere dei soldi. Altrimenti la lista di aziende da salvare è lunga. Se fanno un servizio così importante, forse possono stare sul mercato».
Infine, Crimi commenta le polemiche scoppiate dopo il voto, tra Lega e MoVimento 5 Stelle, allontanando però l’ipotesi di una crisi di governo. Il voto su Radio Radicale «era una cosa non prevista dal contratto, per cui non ci indice sui rapporti futuri. Sicuramente è una cosa che dispiace, non a me ma ai cittadini, le cui tasse vanno a Radio Radicale. Ma non è un tema dirimente, se qualcuno pensa che possa saltare un governo per Radio Radicale non ha capito quali sono i nostri obiettivi».

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