Raee, da cyberspazzatura a risorsa: le “seconde vite” dei rifiuti elettronici

Riciclo e rigenerazione: sono i due percorsi che possono rendere utili i cosiddetti rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche quasi all'infinito. Nel primo caso si recuperano parecchie materie prime, anche rare, generando valore. Nel secondo si può entrare in possesso di apparecchiature di ultima generazione a costi ridotti

innovazione tecnologica

Produrre ricchezza, facendo del bene all’ambiente e alle proprie tasche. Tre obiettivi apparentemente impossibili da raggiungere assieme. Eppure a portata di mano per ognuno di noi. Basterebbe gestire nel modo corretto l’addio all’enorme quantità di tecnologia che usiamo (e buttiamo) quotidianamente. Smartphone, computer, elettrodomestici, strumenti per il lavoro: oggetti di plastica, metallo e circuiti che, una volta esaurito il loro compito possono continuare ad avere numerose vite; trasformandosi in piccoli tesori. Sono i cosiddetti Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche): un tema ancora sconosciuto ai più ma che, negli anni a venire, diventerà cruciale. A riportare l’attenzione sull’importanza dello smaltimento della “cyberimmondizia” è stato il recente World Economic Forum di Davos.

Raee in numeri
Oggi, a livello globale, vengono prodotti 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici; nel 2050 si supereranno i 120 milioni. Ma, la maggior parte, giace in enormi discariche senza subire alcun processo di recupero; inquinano il pianeta e basta. Un danno in termini di salute ma anche di bilancio: si stima che i Raee, se venissero smaltiti nella maniera corretta, sarebbero già in grado di generare un giro d’affari di 62,5 miliardi di dollari. Non solo per la presenza massiccia di ferro, plastica, rame, alluminio (trasformabili in altri prodotti). Anche per le cosiddette “terre rare”: metalli – come il lantanio, l’ittrio, il cerio, il samario – molto ambìti dalle industrie, ad esempio, aerospaziali o militari. Peccato che, attualmente, solo il 20 per cento dei Raee segua le normali procedure di smaltimento.

Una mano al recupero di questi preziosi materiali potrebbero darla i cittadini
Dal 2016, anche in Italia, è operativa la normativa “Uno contro zero” che dà a tutti la possibilità di consegnare i prodotti tecnologici di cui vogliono disfarsi nei negozi di elettronica (superiori a 400 mq), gratuitamente, senza dover per forza acquistare qualcosa; basta che non superino i 25 cm di lunghezza e che siano di uso domestico. Quelli che, in fondo, vengono dismessi con maggior frequenza. È anche grazie a questa opportunità se la raccolta (complessiva) di Raee sta crescendo: nel 2016, da noi, furono 235 mila le tonnellate recuperate; nel 2017 sono arrivate a 385 mila tonnellate. E nel 2018? Secondo Ecodom (principale consorzio per la gestione dei Raee) solo dalle abitazioni sono tornate oltre 105 mila tonnellate. Un saldo destinato a salire ulteriormente: nell’agosto scorso è entrata in vigore una nuova norma che allarga l’elenco dei Raee (ci sono persino le carte di credito con chip). Il vero problema, semmai, è la scarsa preparazione degli italiani in materia: sempre in base ai dati Ecodom, solo 1 su 4 è al corrente di “Uno contro zero” e oltre i due terzi di questi non ne hanno mai approfittato.

Il rispetto dell’ambiente può avvenire anche indirettamente
Sempre più persone, quando vogliono acquistare tecnologia – specie se si tratta di smartphone, tablet e pc – oggi puntano su prodotti rigenerati o ricondizionati. Dispositivi magari usciti solo qualche mese prima che, per varie ragioni, entrano nel circuito dell’usato. Oggetti con difetti estetici minimi (o inesistenti), rimessi a nuovo, pronti per essere piazzati nuovamente sul mercato, a prezzi ribassati e accompagnati da garanzia. Per evitare di far circolare più dispositivi di quelli che il mercato richiede e per dare una “seconda vita” a prodotti pienamente efficienti, perfetti per la maggior parte degli utenti. Un settore in espansione che ha visto gettarsi nella mischia grandi player – come Amazon (con la sua Warehouse) o le catene di elettronica (su tutte Mediaworld) – nonché nuovi attori specializzati (Grosso Shop, Back Market, TrenDevice, Joojea i più noti). Un business che inizia a rendere anche qui: non è un caso che la multinazionale di riferimento per i “ricondizionati e rigenerati” – Refurbed – abbia scelto l’Italia come nuova terra di conquista.