Rai, per M5S via la politica dal servizio pubblico e il Pd li accusa di ipocrisia

Una proposta di legge rilanciata dal vicepremier Di Maio presenta gli obiettivi dei 5 Stelle sull'azienda, scatenando le critiche dei dem

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La politica fuori dalla Rai. È questo l’obiettivo del MoVimento 5 Stelle che, tramite il vicepremier Luigi Di Maio, rilancia la sua proposta di riforma dell’azienda di servizio pubblico contenuta in una proposta di legge a firma di Mirella Liuzzi. La proposta riprende un precedente documento presentato nella scorsa legislatura dall’attuale presidente della Camera, Roberto Fico, e punta alla modifica del meccanismo di nomina del cda dell’azienda.

La Rai a 5 Stelle
In base alla riforma, il numero dei consiglieri dovrebbe scendere da 7 a 5, compresi presidente e amministratore delegato, per un periodo di 5 anni senza possibilità di rinnovi. In seguito, il cda sceglierà al suo interno l’ad, mentre la scelta del presidente è lasciata al ministro dell’Economia. La ripartizione dei consiglieri è effettuata su tre aree di competenza: due con competenze giuridico-economiche, uno con competenze tecnico-scientifiche e altri due provenienti dal mondo degli autori, dei capi-progetto e degli ideatori di programmi radiotelevisivi.
La scelta dei nuovi membri del cda viene fatta per curriculum seguendo tre principi quali l’indipendenza, l’onorabilità e la competenza. L’Agcom predispone un avviso pubblico. I candidati inviano all’Autorità il curriculum vitae e un elaborato sulla propria visione strategica del servizio pubblico radiotelevisivo, concernente l’area di competenza per la quale concorrono.
Sorteggiati i candidati idonei, le cinque figure scelte dovranno discutere il proprio progetto in un’audizione pubblica davanti alle commissioni parlamentari competenti. Se una delle commissioni esprime, a maggioranza dei due terzi, un parere sfavorevole, l’Agcom procede all’estrazione di un altro nominativo nella medesima area di competenza. La fase di audizioni ed eventuali pareri non potrà comunque protrarsi per oltre 30 giorni.

Divieti e incompatibilità
Non potrà essere nominato consigliere di amministrazione della Rai chi ha ricoperto nei 5 anni precedenti alla nomina cariche di governo, politiche elettive a qualunque livello, ruoli nei partiti. Non potranno ugualmente essere consiglieri tutti gli interdetti dai pubblici uffici e i condannati.
Per i consiglieri è previsto un regime di rigida incompatibilità con qualsiasi incarico pubblico o privato nonché con l’esistenza di un qualsiasi conflitto di interesse nelle imprese operanti nei settori della comunicazione, dell’audiovisivo, della pubblicità o in qualunque altro settore relativo alla fornitura e alla somministrazione di beni e servizi alla Rai o alle società collegate.

Stop Vigilanza Rai
La proposta introduce il principio di trasparenza nell’individuazione delle figure dirigenziali. Per i dirigenti esterni di nomina fiduciaria è prevista la decadenza entro sessanta giorni dalla cessazione del mandato del consiglio di amministrazione. Inoltre, si applica ai consiglieri di amministrazione, i dirigenti e a tutto il personale a vario titolo assunto dalla Rai, il limite massimo retributivo previsto dalla normativa vigente per le pubbliche amministrazioni e le società pubbliche.
Viene soppressa la commissione di Vigilanza Rai, ma in capo alle commissioni parlamentari competenti resta la facoltà di convocare i vertici aziendali della Rai per esigenze conoscitive o per rispondere di eventuali inadempimenti degli obblighi di servizio pubblico radiotelevisivo.

Modifiche alle modalità di elezione di Agcom
Si inserisce nella legge che chi vuole essere eletto nel consiglio di Agcom deve inviare preventivamente il suo curriculum che viene poi pubblicato sui siti di Camera e Senato. Procedura contemplata anche per la nomina del Presidente di Agcom. É previsto infatti che la nomina avvenga con Dpr, previo parere delle commissioni competenti, debba essere effettuata tra coloro che hanno fanno pervenire il proprio curriculum pubblicato sul sito della presidenza del Consiglio e della stessa Agcom.

La proposta della Lega
Anche il partito guidato da Matteo Salvini pensa a una serie di riforme che riguardino l’azienda di servizio pubblico. Come spiega lo stesso vicepremier e ministro dell’Interno, «sulla Rai si possono e si devono tagliare i megastipendi, si devono ridurre le produzioni esterne e va ridimensionato lo strapotere degli agenti che dettano contratti e palinsesti. E già stata depositata una risoluzione della Lega».

Le critiche dei dem
In una nota il Partito democratico attacca la proposta di riforma dei pentastellati, e critica Lega e M5S, colpevoli di stare «occupando “militarmente” la più grande azienda culturale del Paese». Inoltre, nella nota, i dem accusano Luigi Di Maio di ipocrisia per la proposta 5 Stelle di escludere la politica dalla Rai: «Il Pd chiede di liberare la Rai dalla mano pesante di Lega e M5S ed è fuori luogo l’ipocrisia di Di Maio che da finto puro parla di politica fuori dalla Rai. Tutto questo avviene dopo che il partito di Di Maio ha brigato con la Lega per le nomine delle direzioni e dopo che hanno colonizzato le testate imponendo ai telegiornali il pensiero unico della maggioranza di governo e penalizzando il Pd, cui vengono lasciate le briciole nell’informazione del pubblico servizio».