Rapporto Giovani 2018: gli italiani tra aspirazioni e disillusioni

La fotografia degli under 35 scattata dall'Istituto Toniolo

Lavoro, autonomia e scelte di vita a partire dalla scuola e dalla formazione: sono questi i principali punti di passaggio alla vita adulta indagati dal Rapporto Giovani 2018. La ricerca, curata dall’Istituto Toniolo con il sostegno della Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, ha come filo conduttore i valori nella loro accezione più ampia: i valori in salute; i sistemi formativi e di orientamento; l’importanza delle soft skills; la domanda di rappresentanza e orientamento politico; la vita nella rete e i disvalori dell’hate speech; l’immigrazione e il multiculturalismo; la coppia e la genitorialità; la fede e i valori religiosi.
Il Rapporto mette in evidenza elementi di rassegnazione, disillusione e distacco, ma emerge anche «l’energia con la quale il 73,8 per cento degli intervistati ritiene che sia ancora possibile impegnarsi in prima persona nella società. Essa si accompagna a quella maggioranza del 67,7 per cento positivamente predisposta al cambiamento», scrivono gli autori nella sintesi della ricerca.

Gli stranieri e il lavoro
Tra le varie tematiche indagate, quella dell’immigrazione, in particolare, fornisce elementi importanti per comprendere come la generazione dei giovani under 35 si relazioni con le dinamiche sociali del nostro Paese: oltre il 70 per cento degli intervistati ritiene che l’atteggiamento generale degli italiani nei confronti degli immigrati sia prevalentemente diffidente e ostile, nel 2015 la stessa percezione riguardava il 57 per cento degli intervistati. Inoltre, il Rapporto Giovani 2018 mette in evidenza come in condizioni di scarsità di lavoro, i giovani tendano ad assumere un atteggiamento protezionistico: la maggioranza (soprattutto nelle classi sociali più deboli) ritiene che l’immigrazione dovrebbe essere gestita in modo da non entrare in competizione con le condizioni di lavoro di chi già è in Italia e più del 60 per cento ritiene che i datori di lavoro dovrebbero prendere in considerazione l’offerta di lavoro degli italiani prima di valutare quella degli immigrati (62,6 per cento), a fronte del 37,4 per cento che si dichiara in disaccordo con questa affermazione. La preoccupazione sulla mancanza di opportunità lavorative, non coinvolge solo il tema dell’immigrazione ma riguarda anche il prolungamento della permanenza dei lavoratori più anziani e alla crescente automazione nei processi produttivi. «Esiste quindi – spiega il Rapporto – una preoccupazione generale sull’impatto dei cambiamenti demografici, sociali e tecnologici rispetto alle opportunità di lavoro, che spinge i giovani con capitale umano più debole verso posizioni difensive».

Italiani ed europei a confronto
Sul fronte delle aspirazioni professionali, il Rapporto mette a confronto i giovani italiani e i coetanei europei: i tedeschi (39,6 per cento) e gli spagnoli (36,7 per cento) esprimono maggiori certezze su ciò che intendono realizzare nel loro futuro professionale, mentre si dichiarano certi del loro destino il 31,3 per cento dei britannici, il 28,8 per cento dei francesi e meno di 1 italiano su 4 (22,5 per cento). Viceversa, i nostri giovani spiccano (40,7 per cento) insieme a spagnoli (35,3 per cento) e francesi (33,6 per cento) tra quelli che dichiarano di avere sì delle aspirazioni professionali definite, ma non sanno se riusciranno a realizzarle. Più preoccupante è il caso dei giovani disorientati, quelli che non hanno alcuna idea rispetto a un possibile percorso professionale o che non ci vogliono nemmeno pensare, che rappresentano insieme una quota consistente degli intervistati italiani (26,8 per cento), francesi (25,4 per cento) e britannici (23,4 per cento).

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