Reddito di cittadinanza, anche il Codacons lo boccia: «Numeri da flop»

Secondo l’associazione dei consumatori «farebbe bene il prossimo governo e studiare con maggiore attenzione le misure economiche a sostegno delle famiglie»

reddito di cittadinanza

Prima la bomba sganciata da Garavaglia («il 70 per cento di chi riceve il reddito di cittadinanza non ne avrebbe diritto»), poi lo schiaffo di Codacons. Il sussidio voluto dal M5S è stato criticato e bocciato dall’associazione dei consumatori: «Il reddito di cittadinanza è, almeno stando ai numeri, un flop».   

Previsioni lontane
Perché «sono state presentate solo 1,4 milioni di domande, e i beneficiari la cui richiesta è stata accolta sono circa 900 mila: numeri lontanissimi dalle previsioni iniziali del governo Lega-M5S, secondo cui gli italiani destinatari del reddito di cittadinanza sarebbero stati 2,7 milioni».

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rdc. Poco, troppo poco: il dato attesta come il sussidio sia un flop e non abbia fatto breccia tra gli italiani, nemmeno tra coloro che hanno i requisiti per richiederlo», continua il Codacons.

Parla Rienzi
Così Carlo Rienzi, il presidente del Codacons: «Farebbe bene il prossimo governo e studiare con maggiore attenzione le misure economiche a sostegno delle famiglie, ma soprattutto a mettere al primo posto l’esigenza di evitare l’incremento Iva del 2020, sciagura che danneggerebbe una platea enorme di italiani e produrrebbe effetti catastrofici sui consumi, sul commercio, sull’occupazione e sull’economia nazionale».

Il viceministro Caselli
Intanto, Laura Castelli, viceministro dell’Economia e delle Finanze (M5S), ha risposto a  Garavaglia, l’altro viceministro della Lega: «I numeri comunicati da Garavaglia, secondo il quale il 70 per cento di chi riceve il reddito di cittadinanza non ne avrebbe diritto, non corrispondono al vero. A me non risulta che la Guardia di Finanza abbia fornito dati in tal senso».

Ancora: «So che stanno per essere licenziate – sottolinea Castelli – disposizioni operative ai reparti della Gdf a seguito di alcune interlocuzioni col ministero del Lavoro e Inps. Quel che è certo è che grazie a un aumento dei poteri ispettivi e dell’organico, nell’alveo dei normali controlli – come, ad esempio, sul lavoro in nero – capita di trovare casi di persone che lavorano in nero e percepiscono anche il reddito. Quel dato, quindi, non è legato al reddito di cittadinanza».

Il Movimento 5 Stelle per primo auspica che i controlli a regime «vengano fatti per assicurare che i soldi del reddito vadano solo alle persone che ne hanno davvero diritto, e per questo obiettivo abbiamo lavorato», conclude Castelli.

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