Reddito di cittadinanza e Rei: ecco le differenze

Dal provvedimento attualmente in vigore a quello che verrà attuato nel primo trimestre del 2019

reddito di cittadinanza

Con il nuovo anno entrerà in vigore anche una delle misure di cui si è parlato di più negli ultimi tempi: il reddito di cittadinanza. Diventato, durante la campagna elettorale delle ultime elezioni, la bandiera del MoVimento 5 Stelle, il provvedimento si appresta a vedere la luce. Come si può leggere su un post pubblicato nel “Blog delle stelle”, l’elargizione del reddito inizierà nei primi tre mesi del 2019. Saranno coinvolti 2,2 milioni di nuclei familiari, pari a circa 6,7 milioni di persone, e la sua rilevazione sarà in base all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) che, oltre al reddito, valuta anche il patrimonio mobiliare e immobiliare e la composizione dei nuclei familiari.
Questo provvedimento di contrasto alla povertà andrà a sostituire l’attuale misura denominata Rei (Reddito di inclusione). Quali sono le principali differenze tra i due modelli?

Reddito di inclusione
Come riporta il sito del governo, il Rei, attivo dal dicembre 2017, è una misura che mira a «colmare la differenza tra le risorse a disposizione delle famiglie e una soglia di reddito minimo necessaria a coprirne i bisogni fondamentali».Si compone di due parti:un beneficio economico, erogato mensilmente tramite una carta elettronica (Carta REI) e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà sotto il controllo dei servizi sociali del Comune.
A beneficiarne sono i cittadini dell’Ue o un loro familiare con diritto di soggiorno, o diritto di soggiorno permanente oppure un residente in Italia da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.
Per ogni nucleo familiare i requisiti economici corrispondono a un Isee non superiore ai 6mila euro; un Isre (Indicatore reddituale dell’ISEE, ossia l’Isr diviso la scala di equivalenza, al netto delle maggiorazioni) non superiore a 3mila euro; un patrimonio immobiliare non superiore ai 20mila euro, esclusa la casa d’abitazione; un patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore ai 10mila euro (ridotti a 8mila euro per la coppia e 6mila euro per le persone singole).
Inoltre, è necessario che nel nucleo familiare nessuno percepisca altri ammortizzatori sociali o strumenti di sostegno al reddito (come ad esempio la Naspi), non si possiedano auto o motoveicoli immatricolati per la prima volta durante i 24 mesi precedenti la richiesta (ad esclusione di veicoli che prevedano un’agevolazione fiscale per le persone disabili) né si possiedano navi o altre imbarcazioni da diporto.
Per quanto riguarda il beneficio economico erogato a ciascun cittadino, «la soglia di reddito minimo – fissata in 3.000 euro – viene rimodulata in base al numero dei componenti il nucleo familiare, secondo i parametri della scala di equivalenza Isee. In sede di prima applicazione, la soglia è considerata al 75 percento e il beneficio economico non può superare l’ammontare annuo dell’assegno sociale incrementato del 10 percento (in termini mensili, circa 539 €)».

Reddito di cittadinanza
La misura verrà introdotta nel primo trimestre del 2019 e andrà a toccare più di 6,5 milioni di italiani, andando ad assorbire il reddito di inclusione. Rispetto al precedente provvedimento, in questo caso il contributo mensile viene portato a 780 euro (per chi dispone già di altre entrate economiche al di sotto di questa somma ci sarà soltanto un’integrazione), cifra che per l’Istat corrisponde alla soglia di povertà. Non sarà utilizzata la dichiarazione dei redditi per identificare chi ha diritto al contributo economico, bensì l’Isee. A beneficiare del reddito di cittadinanza saranno i maggiorenni disoccupati, residenti in Italia da almeno 5 anni.
Sarà possibile usufruire del contributo mediante carta elettronica e il provvedimento sarà legato alla riforma e implementazione dei centri per l’impiego che dovranno garantire a ciascun beneficiario tre proposte lavorative nell’intervallo di due anni. Se ognuna delle proposte verrà rifiutata non sarà più possibile percepire il reddito di cittadinanza. Inoltre, nell’attesa, bisognerà seguire un percorso di formazione professionale e contribuire per 8 ore la settimana a lavori socialmente utili all’interno del proprio Comune di residenza. Nella legge di bilancio è stato previsto lo stanziamento di 10 miliardi per avviare la procedura, di cui 1 sarà destinato alla riforma dei centri per l’impiego.

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