Lavoro, il flop del Reddito di Cittadinanza. Brusca frenata sui contratti a termine

Le modifiche al Decreto Dignità scuotono la maggioranza di Governo. Sul piatto della discussione, il mercato del lavoro e le nuove strategie fiscali e politiche per consentire ad aziende e piccole e medie imprese italiane maggiori vantaggi sul piano delle assunzioni anche a tempo indeterminato.

Saldo negativo per i contratti a termine

Al momento alla scadenza dei dodici mesi  molti datori di lavoro preferiscono assumere un altro lavoratore e non rinnovare i contratti in essere. Gli ultimi dati Istat certificano come, ad Ottobre 2019, i dipendenti a termine sono 56mila in più (da 3.062.000 a 3.118.000) ma al contempo si assiste ad un saldo negativo tra assunzioni e cessazioni di contratto a termine (- 20.133 ad Ottobre 2019), così come la “somministrazione” che registra un dato negativo di – 76892.

Aumenta il Precariato ed il Reddito di Cittadinanza balbetta

Nel computo complessivo, dunque, il bacino del precariato aumenta e non diminuisce e nemmeno la misura del reddito di cittadinanza e le procedure collegate per il reinserimento del mercato del lavoro sembrano dare i loro frutti, costringendo la maggioranza di Governo ad una riflessione più profondo sulla ristrutturazione del mercato del Lavoro nel Paese. Le imprese, fondamentalmente, in tempi in cui la crisi sembra ancora aleggiare su investimenti e nuove assunzioni e con prospettive future incerte, hanno preferito approfittare di quelle tipologie contrattuali previste dal decreto e meno onerose, ma purtroppo meno a tutela dei lavoratori, venendo meno dunque ai principi fondamentali a cui ci si è ispirati proprio nel decreto dignità.

Tornando al Reddito di Cittadinanza, la misura non riesce a decollare, con la fase due, quella relativa alle nuove assunzioni legate al Reddito ancora incerta, con i Navigator che solo da qualche mese risultano operativi presso i Centri per l’impiego e con la modulistica Inps per consentire ai datori di lavoro di accedere all’incentivo fiscale, quando assumono a tempo indeterminato i beneficiari del Reddito pronta solo da un mese. I dati dunque risultano ancora inattendibili ma certamente aumentano la volontà politica di aprire e proseguire una riflessione sul mercato del lavoro in Italia e sul miglioramento della misura del Reddito di Cittadinanza.

Numeri impetuosi

Certo al momento i numeri non sono esaltanti. A fronte degli oltre 2,3 milioni di beneficiari, sono 791.351 quelli considerati occupabili dall’Inps e tra questi gli assunti risultano 28.763, pari al 3,6%.  Dati che, se da un lato spingono il Governo a rafforzare la Misura dall’altro impongono un momento di riflessione matura e consapevole per il legislatore, con accorgimenti che possano andare ad aiutare e supportare soprattutto i lavoratori, tutelandoli.