Reddito di cittadinanza: gli errori da evitare per non sbagliare la domanda

Momento italia ha ascoltato i Caf per capire le principali difficoltà che stanno riscontando

reddito di cittadinanza

Con il reddito di cittadinanza l’insidia è dietro l’angolo. Nonostante sia ancora troppo presto per tracciare un primo bilancio sulle domande arrivate all’Istituto nazionale previdenza sociale (Inps), si possono però presagire gli errori che molti richiedenti rischiano di commettere.

Attenzione ai motori e al reddito familiare
Non riceverà i 780 euro mensili chi, all’interno del proprio nucleo, ha un intestatario di veicoli immatricolati nei 6 mesi precedenti. Identico ostacolo per le automobili immatricolate nei 24 mesi precedenti con cilindrata superiore ai 1600 cavalli o moto oltre i 250. Unica eccezione per i disabili. Penalizzanti anche navi e imbarcazioni da diporto. È abbastanza chiaro che l’Indicatore situazione economica equivalente (Isee) non può superare i 9.360 euro. Meno trasparente è il valore del reddito familiare inferiore ai 6 mila euro annui. Soglia che verrà moltiplicata per la scala di equivalenza per il numero dei componenti della famiglia. Il parametro verrà elaborato dall’Inps solo dopo la consegna della domanda.

Errori sui moduli e modifiche al testo
Il modulo Com-Ridotto, quello per richiedere il reddito di cittadinanza, deve essere presentato ai centri per l’assistenza fiscale (Caf). Qui la domanda resta in sospeso e dopo 30 giorni decade se non accompagnata dalla documentazione richiesta. Dalla Consulta nazionale dei Caf segnalano casi in cui il quadro E, quello sulle attività lavorative in corso non rilevate dall’Isee, non è stato compilato. Non aiutano nemmeno i continui aggiustamenti al decreto legge 4 del 2019, che entro il 29 marzo dovrebbe essere convertito in legge. Intanto un recente emendamento approvato dalla Commissione Lavoro e Affari sociali di Montecitorio concede altri sei mesi di tempo per integrare con i documenti mancanti (a causa delle continue modifiche) le domande inviate prima della conversione effettiva.

Le difficoltà ai Caf
Momento italia ha ascoltato i centri di assistenza fiscale del Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl) e delle Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli) per capire le principali difficoltà che stanno riscontando. «Alcune criticità emergono nella differenza tra Isee e redditi effettivamente percepiti – ha commentato il portavoce Mcl Daniele Alcidi –. Nel reddito di cittadinanza una serie di cose non devono essere conteggiate, come ad esempio l’assegno di accompagno. In alcuni passi del decreto non sono pienamente comprensibili e le interpretazioni possono essere molteplici. Il caso più eclatante è la differenza tra prestazioni del singolo, da non conteggiare, e quelle del nucleo familiare, che saranno invece considerate. Ad oggi non possiamo verificare cosa l’Inps effettivamente andrà a caricare per il reddito familiare. Negli emendamenti del 14 marzo la scala di equivalenza è aumentata da 2.1 a 2.2, cambiando il tetto di riferimento. Alcune informazioni poi non sono state ancora recepite perché contenute solo negli emendamenti. Altri problemi li sta creando l’incertezza sulla lista dei paesi a cui sarà necessario richiedere certificazioni che confermino eventuali beni posseduti all’estero».

Intoppi alle Poste
«Accanto all’Isee sia i titolari di partita Iva che i lavoratori dipendenti dovranno compilare un secondo modulo che attesti il reddito presunto percepito entro il 2019. Ma come faccio a essere oggettivo su quanto guadagnerò a fine anno? – ha spiegato il portavoce Acli Simone Zucca –. In più Poste Italiane, uno degli enti indicati per consegnare la domanda, questo campo non lo può compilare. In questo momento siamo subissati di telefonate di nostri assistiti che si sono rivolti alle Poste. Tornano da noi dopo aver ricevuto sms dall’Inps con l’avviso che la domanda è stata sì accolta, ma non è ancora esaustiva perché incompleta».

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