Reddito di cittadinanza, gli under 25 chiedono lavoro più che assistenza

Solo il 3 per cento di essi ha presentato domanda per l’assegno statale. Quota 100 non sta rispondendo alle aspettative del governo e la rivoluzione digitale procede lentamente. L’età media degli informatici della PA è di circa 53 anni

reddito di cittadinanza

Si può convenire sul fatto che il cosiddetto Def (Documento di economia e finanza), che i governi generalmente presentano in aprile, sia una superflua imposizione della Ue ai paesi membri e che le vere determinazioni, quelle che incidono effettivamente sulle diverse economie, saranno contenute nella legge di bilancio di ottobre, ma è anche vero che dal Def possono essere desunte linee o idee di politica economica, sociale e industriale che nella stessa legge di bilancio potrebbero trovare considerazione e sviluppo.

Misure per i giovani
E’ perciò significativo che nel Documento elaborato nei giorni scorsi dal governo gialloverde non compaia nessuna iniziativa a favore dell’occupazione giovanile. E’ una dimenticanza di non poco conto, particolarmente in un Paese come l’Italia per il quale Istat, Ocse ed Eurostat congiuntamente hanno certificato che 35 giovani su 100 in età fra i 15 e i 24 anni sono tristemente disoccupati. Parallelamente il ministero del Lavoro, l’Istat, l’Inps e l’Inail nell’ultima nota trimestrale hanno lanciato un vero e proprio allarme rosso: è in ripresa in Italia il calo dell’occupazione dei giovani in età compresa fra i 15 e 34 anni. Nel Sud la percentuale supera il 46 per cento. Questi dati non proprio allegri vanno confrontati con una realtà emersa inaspettatamente dopo l’avvio del Reddito di Cittadinanza, che nonostante la pesante offensiva delle opposizioni, restava una misura di civiltà presente in tutta Europa, tranne che in Italia. Questa realtà ci dice che delle quasi 800 mila domande di reddito presentate fino a questo momento solo il 3 per cento di esse sono di giovani al di sotto dei 25 anni. E’ una cifra che smentisce chi  polemicamente prevedeva l’assalto alla diligenza del reddito di masse compatte di bamboccioni amanti del divano e anzi testimonia una verità molto diversa: i giovani italiani chiedono lavoro più che assistenza, sollecitano un progetto per il loro futuro, rifiutano la vocazione alla pantofola e al facile guadagno.

Lente sui pensionati
Finora le iniziative a loro favore sono state alquanto vaghe. La Quota Cento a modifica parziale della legge Fornero, che prometteva un giovane occupato per ogni dipendente avviato alla pensione o addirittura due occupati per ogni singolo pensionato, non sta rispondendo affatto alle aspettative. Hanno chiesto di lasciare il lavoro circa 500 mila dipendenti con i giusti requisiti, ma la loro sostituzione non è facile, prima perché non sempre si riesce a surrogare talune particolari competenze, poi perché il sistema dei concorsi statali resta da noi lento e complicato dalla burocrazia. Il parziale fallimento di Quota 100 è inoltre la conseguenza di una visione particolare del problema, che vede, in un Paese che invecchia, la politica concentrare la sua attenzione prevalentemente su interventi di assistenza e agevolazione alla pensione degli “over”, riservando ai giovani rispetto alle classi più mature una quota minoritaria delle misure.

Digitale questo sconosciuto
Né si sta riservando la dovuta attenzione alla rivoluzione digitale, dalla quale l’occupazione giovanile potrebbe avere un grande slancio, ma che procede molto lentamente. Lenta è in Italia rispetto ad altri paesi comunitari (l’Estonia con i suoi 3 milioni di cittadini è diventato il paradiso delle start-up che richiama giovani e nuovi progetti da tutto il mondo) la formazione dei giovani nelle infinite possibilità offerte al digitale, poche le iniziative statali, prevalenti quelle dell’industria privata. L’età media dei competenti in informatica della pubblica amministrazione italiana è di circa 53 anni. In un mondo che va velocemente verso l’introduzione del sistema 5G nelle comunicazioni, cioè la possibilità di veicolare in pochi secondi, da un punto all’altro del pianeta, miliardi di dati, gli ambiti in cui si distribuirà occupazione si divideranno presto nella scelta fra lavoratori con poche capacità e lavoratori con alta specializzazione nei nuovi sistemi digitali. I secondi saranno inseguiti nelle università e nelle fabbriche, i primi saranno confinati sempre di più ai margini del mondo produttivo.

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