Reddito di cittadinanza, pioggia di critiche ma il governo plaude

A contestare il provvedimento, soprattutto sulla sua reale efficacia di contrasto alla povertà sono stati il presidente dell'Inps, Tito Boeri, Confindustria e le associazioni sindacali

reddito di cittadinanza

Si tratterebbe di una spesa pari a 6,6 miliardi di euro l’anno che andrà a coinvolgere 1.308.000 famiglie. È il costo del reddito di cittadinanza che ha appena visto il varo del sito per richiedere l’accesso al provvedimento. Il territorio da dove potrebbero arrivare la maggior parte delle domande è il Mezzogiorno dove si stima che la misura potrebbe interessare 752mila famiglie. I dati, riportati dall’Istat durante un’audizione sul decreto per il reddito di cittadinanza e quota 100 in commissione Lavoro al Senato, dicono inoltre che il reddito potrebbe riguardare in totale 2.706.000 milioni di persone con un importo medio per famiglia di 5.045 euro.
Per il premier, Giuseppe Conte, il reddito di cittadinanza «è uno strumento fondamentale di lotta alla povertà – che – consentirà senz’altro di incrementare l’occupazione e anche la crescita e realizzare una riforma profonda delle politiche del lavoro». Soddisfatto anche il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, che in occasione del lancio del sito per la richiesta del reddito ha ricordato: «Nonostante in questo anno dicevano che non ci saremmo riusciti, in sette mesi abbiamo trovato i soldi e scritto il decreto».
Tuttavia, il provvedimento continua a non convincere un’ampia platea tra cui il presidente dell’Inps, Tito Boeri, da sempre critico sulla misura, Confindustria e i sindacati.

I dubbi di Boeri
Per il presidente dell’Inps, il reddito di cittadinanza «fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo», una situazione che «spiazza i redditi da lavoro». Secondo Boeri, la misura provocherà effetti di scoraggiamento al lavoro. Questo soprattutto al sud, dove quasi il 45 per cento dei dipendenti privati ha «redditi da lavoro netti inferiori a quelli garantiti dal reddito di cittadinanza a un individuo che dichiari di avere un reddito uguale a zero».

Le critiche dei sindacati
Anche Cgil, Cisl e Uil hanno espresso in un’audizione al Senato, il loro disaccordo verso la misura introdotta dal governo. Il reddito di cittadinanza, commentano, «avendo un carattere ibrido tra contrasto alla povertà e misure di politiche attive, coniuga in modo improprio la povertà come criterio di accesso e le politiche attive come interventi previsti». E in un documento unitario consegnato alla commissione Lavoro esprimono i loro dubbi sulle risorse economiche destinate alla povertà assoluta: «il reddito di cittadinanza è una misura che viene finanziata fino ad esaurimento delle risorse stanziate per l’anno di competenza (limite di tetto). Qualora le domande superino la disponibilità delle risorse stanziate per l’anno in corso scatta la “tagliola” e viene ristabilita la compatibilità finanziaria attraverso la rimodulazione del sussidio ovvero la sua riduzione in modo tale da coprire tutti i beneficiari in regola con i requisiti».

L’allarme di Confindustria
Infine, secondo Confindustria, che ha avuto modo di esprimere i suoi dubbi durante un’audizione al Senato, il provvedimento fortemente voluto dal governo potrebbe non riuscire ad attivare nel contempo né politiche attive sul lavoro né quel contrasto alla povertà per cui è nato. Il pericolo, secondo l’associazione degli industriali, che il reddito di cittadinanza si riduca uno strumento «sostanzialmente passivo» di politica sociale «è alto» e il timore è che un «livello troppo elevato» del beneficio economico comporti «un effetto scoraggiamento».
Il nodo, per Confindustria, che ritiene comunque «comprensibili e condivisibili» le finalità di una lotta alla povertà e il rilancio dell’occupazione, consiste «nell’aver voluto rispondere a entrambe le problematiche, molto diverse e con differenti implicazioni, con un unico strumento» quando «sarebbe stato invece opportuno tenere distinte le finalità e, conseguentemente, gli strumenti potenziando, semmai, il Reddito di Inclusione».

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