Reggina, che cos’è l’amore?

E’ la Curva Sud in tutto il suo splendore. E’ il boato del Granillo. Ma anche «un sasso nella scarpa» o «quello che rimane da spartirsi e litigarsi»

Reggina

Che cos’è l’amore? È la Reggina che entra in campo. E’ la Curva Sud in tutto il suo splendore. E’ il boato del Granillo. Ma anche «un sasso nella scarpa» o «quello che rimane da spartirsi e litigarsi», cantava Vinicio Capossela. Se ne è accorto il presidente Luca Gallo, che si è innamorato della Reggina al primo sguardo. Un colpo di fulmine. L’imprenditore romano non si è nascosto dietro a un dito perché ha aperto il cuore e il portafoglio per ottenere il massimo fin da subito, rivoluzionando la squadra e tutto ciò che le gira intorno. Vedi il Sant’Agata, il maxischermo, il pullman e il logo, giusto per citare la punta dell’iceberg. L’amore è così: c’è chi resta fidanzato una vita, si annusa a tempo indeterminato, e chi si sposa nel giro di pochi mesi. Il patron Luca Gallo ha scelto la seconda via, prendendosi tutti i rischi, comprando un solitario da mille e una notte, mettendoci la faccia come mai nessuno ha fatto a Reggio Calabria.

Cuore pieno
Se fuori dal campo si vola, non si può dire lo stesso dell’andamento in campionato dell’undici di Massimo Drago. Il famigerato «sasso nella scarpa» c’è e fa parte del concetto di amore. La Reggina è scivolata in classifica fuori dalla zona play off, non vince da quattro giornate e la mazzata della penalizzazione, dovuta alla gestione Praticò, ha trasformato la stagione in una grande rincorsa. Senza i -8 punti ereditati, la Reggina occuperebbe la quinta posizione. La squadra ha bisogno del supporto di tutti. Lasciarla sola significa mollare, rinunciare a «quello che rimane da spartirsi e litigarsi». Traduzione: dire no all’amore. Il pareggio beffa nel derby contro il Rende non ha accontentato i tifosi. Giusto, giustissimo. Anche i fischi della Curva: stragiusti. Dentro i confini del Granillo rappresentato una voce che ha il suo peso specifico, come ha sempre sostenuto il presidente Luca Gallo. Meno corrette le critiche piovute in rete da lupi solitari. O dai soliti e pochi detrattori dalla memoria corta.

Attenzione ai social
Su Facebook e in generale sui social non c’è più rispetto per niente e per nessuno: niente ruoli, tutti pensano di poter dire e scrivere di tutto e tutti, come se avessero alle spalle anni passati in Serie A e qualche Champions League in salotto. Scrivono contro la proprietà, contro l’allenatore, contro il direttore sportivo, contro questa o quell’altra scelta. Anche contro ragazzini di 21-22 anni che stanno provando a costruirsi una carriera in un ambiente che non regala niente a nessuno. Magari per una prestazione no, da 4.5 in pagella meritato. E se quel ragazzino fosse un vostro parente? Un figlio, un nipote o un fratello? Questo dovrebbe far riflettere, soprattutto chi ha una certa età. Perché molti hanno conosciuto il mondo prima del web e sappiamo benissimo che tanti prima non avevamo voce. Se aprivano bocca al bar o tra amici venivano zittiti in un amen, come si fa con lo scemo del villaggio. Viviamo tempi farlocchi: ancora una volta si confonde il progetto (rivoluzionario) con l’istante di un gol incassato per mettere in discussione dei professionisti. Niente di nuovo sul fronte pallonaro. Eppure, l’amore trova sempre le parole giuste. Anche quando non ci sono e forse non servono.

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