Reggina, il significato di avere un abbonamento nel 2019

La tecnologia ci ha tolto il gusto di fare piccole e grandi cose, ma non la possibilità di andare allo stadio, di soffrire al fianco di 11 ragazzi, di abbracciare chi occupa il seggiolino accanto, di amare una maglia storica

Reggina

Nostalgia canaglia. La tecnologia ci ha tolto un bel po’ di gesti che facevamo nel passato. Alcuni esempi? Sfogliare un’enciclopedia o creare sistematicamente un album di foto per i ricordi. Ancora: entrare in una cabina telefonica perché non essere raggiungibili 24 ore su 24 ore era la normalità. Mica esistevano gli smartphone, social e via dicendo.      

Anche l’approccio dell’appassionato al mondo del pallone è cambiato nel corso degli anni. Le tv e la rete hanno mangiato (anzi, fagocitato) una delle passioni più grandi degli italiani. La qualità del prodotto non si discute: c’è la telecronaca sempre più spinta e carica di contenuti, c’è un buon numero di telecamere che riescono a inquadrare i piccoli dettagli, c’è il replay da angolazioni diverse, adesso pure il Var e l’Avar per rendere (quasi) scientifico l’arbitraggio. Telecomando in mano (o mouse) e via: connessi sul campo a 360°. Tormento e sentimento ovattati in salotto. Ma anche tanto contorno, tra telegiornali sportivi, dirette sul calciomercato, coppe che vanno dal Sudamerica all’Africa.   

Il calcio è di tutti fino a prova contraria. E’ democratico. E appartiene ai tifosi. Tifare la squadra che rappresenta la città o la provincia dove si è nati e cresciuti è il massimo della vita. Significa appartenenza, significa sostenere il posto che fa parte della sfera degli affetti. Mamma, papà, nonni, fratelli, cugini e la Reggina. Un club che sta per vivere una stagione importante in un campionato che vede ai nastri di partenza concorrenti di livello, leggi per esempio Catania e Bari.  

Abbonarsi è l’unico modo per sostenere per davvero il progetto amaranto, impostato dal presidente Luca Gallo. La Reggina ha bisogno del calore del suo pubblico per vivere un’annata come non si vedeva da tempo. Il calcio senza tifosi è zero. La tecnologia ci ha tolto il gusto di fare piccole e grandi cose, ma non la possibilità di andare allo stadio, di soffrire al fianco di 11 ragazzi che rincorrono un pallone, di abbracciare chi occupa il seggiolino accanto al tuo, di amare una maglia che fa rima con la storia. Di sentirsi vivi. Di non vedere il mondo attraverso uno schermo. Di essere protagonisti per davvero. Lì in quel momento. E per sempre. Perché certe emozioni non tornano e non meritano di essere filtrate. Il 2019 come il 2003, come il 1999, come il 1987, come il 1968. 

La dirigenza della Reggina ha deciso di non alzare il prezzo degli abbonamenti rispetto all’anno scorso, nonostante gli obiettivi diversi (non si punta alla semplice salvezza). E’ in corso la prelazione per i vecchi abbonati presso il Reggina Official Store di Piazza Duomo, valida fino al 27 luglio: si viaggia alla velocità di 250 tessere staccate al giorno. Dal 29 luglio scatterà la vendita libera. Avere un abbonamento in tasca significa amare Reggio Calabria e la sua squadra, che lì davanti comprende i nomi di Corazza, Reginaldo, Doumbia, Bellomo e di un altro attaccante che sbarcherà sullo Stretto prima del gong del calciomercato.   

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