Reggina, non si può smettere di sognare. Non adesso che…

E’ bello pensare che un giro in più al pallone calciato da Ungaro l’abbiano dato i ragazzi della Curva con la potenza dei loro cori incessanti, il calore delle famiglie in tribuna, ma anche chi ha visto la partita in tv con l'amaranto nel sangue

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foto: Facebook Monopoli

La Reggina del presidente Luca Gallo non si arrende mai. Ieri sera è andata sotto, è vero, ma ha avuto le palle (in tutti i sensi) per buttare fuori dai play off il Monopoli, per regalarsi un’altra nottata da sogno. Il bel calcio? Non si è visto. Escludendo la magica parabola di Ungaro, la partita si può definire ricca di pathos, di nervi tesi e colpi proibiti. E stop. Del resto, si giocava per la vita o la morte. Il Monopoli ha lasciato partire un gancio destro, la Reggina ha risposto con un montante sinistro: il verdetto dei giudici dice parità. Traduzione: lunga vita agli amaranto e va bene così.      

Ballando sotto la pioggia 
«Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia», diceva Paulo Coelho. La pioggia si chiama Serie C, una categoria bastarda e difficilissima. Dove il risultato passa attraverso le lacrime, parastinchi deformati da arrotini e una buona dose di carpe diem. L’arcobaleno è ancora lontano. Sotto la pioggia però si possono fare due cose: lamentarsi e cercare velocemente un riparo oppure ballare come fosse l’ultimo giorno da passare sul pianeta Terra. I tifosi della Reggina, il presidente Luca Gallo e la squadra amaranto, è evidente, hanno scelto la seconda opzione. L’hanno dimostrato all’Italia intera ieri sera riscrivendo il record stagionale del Granillo (14 mila allo stadio), dando una mano fondamentale a Bellomo e compagni. E’ bello pensare che un giro in più al pallone calciato da Ungaro l’abbiano dato i ragazzi della Curva con la potenza dei loro cori incessanti, il calore delle famiglie in tribuna, ma anche chi ha visto la partita in tv con l’amaranto nel sangue.       

Ostacolo Catania
Adesso il coefficiente di difficoltà schizza verso l’alto: il Catania non è il Monopoli. Elementare, Watson. Per la storia, per i nomi, per il pubblico che a questo giro sarà numericamente dalla loro parte. Non solo. Sulla carta gli etnei sono in crisi, hanno cambiato l’allenatore (via Novellino, dentro Sottil), ma c’è un dato che rende bene l’idea di chi è l’ostacolo della Reggina: negli ultimi due anni pieni – dal 14 gennaio 2017 fino ad oggi – il Catania ha giocato 32 partite ufficiali al Massimino (ex Cibali) perdendone solo 4, di cui 3 di misura.   

Missione impresa
Servirà un’impresa in Sicilia. Anche perché non c’è tempo per fare calcoli, per rifiatare, per affinare i moduli: domani è già tempo di vigilia di Catania-Reggina e le gambe devono girare per forza dentro il Massimino. Ma non esiste alternativa alla vittoria se si vuole andare avanti, se si vuole giocare un’altra partita al Granillo, di fronte a una cornice spaziale. Non serve convincere, non a questo giro. Bisogna solamente tentare di segnare un gol in più del Catania. Facile a dirsi, difficile a farsi. Insomma, non si può smettere di ballare sotto la pioggia. Proprio no. Non adesso che si entra nella tempesta…        

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