Reggina, priorità Granillo: sarà la Bombonera del Sud

Il presidente Luca Gallo mira in alto e guarda agli esempi positivi, quelli vincenti, quelli che rendono grande un club

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Le cronache di un tempo parlano da sole: il Granillo era messo maluccio vent’anni fa, quando la Reggina faceva capolino in Serie A con ragazzini di belle speranze (Pirlo), qualche meteora (Pralija) e un bomber da doppia cifra (Kallon). Sono passate stagioni su stagioni. Per questo motivo il restyling del Granillo è diventato una priorità per il presidente Luca Gallo. La “casa” della Reggina, del resto, non può restare ferma agli Anni ’90, al netto dei vari interventi di routine che hanno contenuto i danni. Perché ha le potenzialità per diventare la bomboniera del Sud. O ancora meglio la Bombonera del Sud. Da concetto si tratta di una una struttura che ha un suo senso, senza pista d’atletica, dove la visibilità è ottima, in linea con gli stadi inglesi. Chiedete a un tifoso della Roma o della Lazio: Dzeko o Immobile – dal vivo e dalla tribuna (prezzo medio 70 euro) – sono grandi quanto i pupazzetti della Lego.      

Credito sportivo e bando
La nuova proprietà è stata chiara: Granillo e Sant’Agata rappresentano la base per il futuro. Così Vincenzo Iiriti, il direttore generale del club: «L’obiettivo è consegnare alla città e ai tifosi uno stadio che possa essere fruibile ogni giorno». Come? Probabilmente tramite un bando che contemplerà «una concessione a 99 anni», ha aggiunto il sindaco Giuseppe Falcomatà. Ma anche attraverso la mano tesa del Credito Sportivo del presidente Andrea Abodi, che proprio nella giornata di ieri è stato ospite della Reggina per il primo sopralluogo del Granillo (e non solo). «Lo stadio sembra avere un’adeguata solidità di base, che andrebbe riempita di contenuti, di servizio e commerciali, migliorando la struttura esistente», le parole di Abodi a margine del sopralluogo vissuto al fianco di Iiriti, Falcomatà e una lunga lista di tecnici, esperti e dirigenti. E’ chiaro che ci vuole tempo: si sta studiando la fattibilità, ma le premesse sono ottime.      

Da Serie A
Stadio di proprietà o concessione dello stadio a 99 anni (con opzione di rinnovo) significano la stessa cosa. In Italia sono ancora poche le società che hanno in mano l’impianto: la Juventus è stata la prima in ordine di tempo (fattura più di 50 milioni di euro solo dall’Allianz Stadium), l’hanno poi seguita Sassuolo, Udinese e Frosinone. Senza calcolare che si stanno accodando tante altre realtà, vedi Atalanta (lavori in partenza), Fiorentina (stadio programmato nel 2021) e Roma (in ritardo sulla tabella di marcia per problematiche estranee al club giallorosso). La Reggina del presidente Luca Gallo mira in alto e guarda agli esempi positivi, quelli vincenti, quelli che creano business e prosperità per la società. Il Granillo – è evidente – può diventare l’opera simbolo del riscatto di Reggio, un posto da vivere 365 giorni l’anno. Confortevole e moderno, utile alla collettività e magari abbellito con store, area hospitality, museo e altre attività collaterali.                 

Gallo come Ulisse
Adesso Ulisse lo capiamo un po’ di più: scelse di farsi legare anziché cedere al canto delle sirene che vivevano su un’isola vicino allo Stretto. Il presidente Luca Gallo è pronto a scommettere sulla città e sul Granillo, lo vede come l’El Dorado, un posto che sta sullo stesso piano dell’Eden. «Non appena ho messo piede a Reggio me ne sono letteralmente innamorato. Il cuore mi ha portato qui. Non sarei potuto andare in nessun altro posto. Qui mi sento a casa», ha detto la scorsa settimana il numero uno del club in diretta alla Rai. Gallo come Ulisse. Uno straniero (di Roma, non di Itaca) legato alla Reggina che non si vuole perdere il canto di un Granillo tirato a lucido. 

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