Reggina, se proprio doveva arrivare… meglio in Coppa Italia

Gli amaranto scivolano di misura di fronte al Potenza (punteggio di 2-3): adesso tutte le energie sul campionato per difendere il trono

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La Reggina ha perso una partita. Di misura. Precisamente per 3-2. Fatto raro. Anzi, rarissimo. Perché non succedeva da un’eternità, da prima di Ferragosto. Si giocava la Coppa Italia, quella vera. E una Reggina sperimentale si misurava con l’Empoli, club appena retrocesso dalla Serie A. Stasera il passo falso è arrivato nel secondo turno di Coppa Italia di Serie C, di fronte al Potenza, stritolato appena tre giorni fa in campionato con il punteggio di 0-3. Vanno avanti i lucani (sfideranno agli ottavi Catania o Sicula Leonzio), mentre gli amaranto potranno concentrare le loro energie e le loro forze nel difendere il trono del girone C. La vera missione della Toscano band.

Competizione principe   
Insomma, se la sconfitta doveva arrivare meglio in Coppa che in campionato, dove Denis e soci sono imbattuti dopo 13 giornate. Il campionato, del resto, resta la competizione principe, l’unica che assegna il pass diretto per la Serie B se si chiude la stagione al primo posto, con il muso davanti a tutti, al Catanzaro e al Bari, alla Ternana e al Monopoli. Un desiderio per nulla velato, un sogno che culla una città intera, affamata di calcio e di vittorie. E’ ciò per cui il presidente Luca Gallo si sta battendo fin dal giorno del suo insediamento. Sembra passata una vita, invece non è trascorso neanche un anno solare dal giorno del firme nel quartier generale di Roma.

La partita
La Reggina ha lottato al Granillo. Tantissimo turn over da parte di Mimmo Toscano che ha dato spazio ai giocatori meno utilizzati. Il Potenza ha segnato a cavallo dei due tempi con Iuliano e Arcidiacono, ma gli amaranto hanno raddrizzato la contesa con le reti di Doumbia e De Francesco (gran botta rasoterra). A fare la differenza il gol di testa di Vuletich, stampato sul tabellino a 12 minuti dalla fine. Una sconfitta è una sconfitta. A nessuno piace perdere. Ma fa parte del gioco, soprattutto dopo una striscia vincente che da queste parti non si vedeva da una vita o giù di lì.

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