Reggina, (Sirac)usa e getta: sei minuti intensi per godere

La magia di Strambelli e di seguito la zampata di Baclet risolvono la trasferta in terra siciliana. Drago sorride all’esordio

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Sei minuti. Più o meno il tempo di una sigaretta. Una manciata di giri d’orologio per mettere da parte un’altra vittoria in trasferta, realizzare due gol in successione e incassare il primo sorriso pieno della gestione Massimo Drago, all’esordio sulla panchina amaranto. Una prestazione (Sirac)usa e getta, insomma. Esatto: la Reggina versione 4-3-3 funziona nel monday night mettendo subito in azione un tridente concreto e una linea difensiva senza troppe sbavature. 

Lo chiamano Mago
«I miei esterni giocano con il piede invertito», aveva detto Drago durante la conferenza stampa di presentazione. Traduzione: i mancini stanno a destra (e viceversa), crossano meno e tirano di più verso la porta. E allora ecco la rete-magia di Nicola Strambelli, la prima da quando è arrivato sullo Stretto. Un gol spaziale, un mix di precisione e sfrontatezza di sinistro, da un’angolazione al limite dell’impossibile, dal vertice di destra, che forse meritava palcoscenici migliori. Immaginate un gol del genere a San Siro o all’Olimpico. Immaginate se quel pallone fosse partito dai piedi di Dybala o Kolarov. Gli stadi sarebbero venuti giù. E come minimo se ne sarebbe parlato per una settimana…   

L’importanza di Allan
Generoso dall’inizio alla fine. Fastidioso nell’ottica degli avversari. Allan Baclet non si è mai risparmiato dando una mano concreta in fase difensiva e venendo premiato con la rete dello 0-2 definitivo. Un gioco da ragazzi per lui, una zampata facile facile. Altro che mojito, quel tocco a porta vuota si può paragonare a un sorso d’acqua naturale servito da Simone Franchini, l’uomo scelto un po’ a sorpresa da Massimo Drago nell’undici iniziale. Franchini, con quello scatto poderoso (sempre sull’out di destra), si è fatto prendere la mano dando una spallata nel momento clou del match.  

L’analisi
Il primo tempo della Reggina non è stato esaltante. L’ha riconosciuto anche Massimo Drago a fine partita. Normale considerando il ribaltone in panchina, il cambio di modulo e un lasso di tempo ridotto per teletrasportare le idee dell’allenatore nelle gambe dei giocatori. E’ anche vero che le partite vivono di momenti, ci sono partite nelle partite, e non si può pretendere di tenere i giri al motore sempre alla stessa andatura. Alta, bassa o media che sia. E’ la mentalità che fa la differenza, la sicurezza aiuta così come l’intelligenza di capire che la maglia che si indossa vale quel quid in più. Anche nei momenti difficili. Chi ha visto il primo tempo di Sassuolo-Juventus? I bianconeri hanno lasciato il pallino del gioco al Sassuolo, hanno rischiato di subire un rigore al pronti-via. Eppure hanno vinto nettamente sfruttando il vantaggio con una palla sporca. Mettici poi i fenomeni nel secondo tempo ed ecco lo 0-3 in trasferta. Non tanto diverso dallo 0-2 della Reggina sul campo del Siracusa, dove i fenomeni giocavano sotto una bandiera amaranto.      

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