Regime forfettario: cos’è, chi può accedervi, quali sono i requisiti

Intervista ad Antonio Nicosia, commercialista, esperto di consulenza fiscale e di lavoro, per spiegare limiti e vantaggi di questo strumento

pressione fiscale

Il regime forfettario è un codice non facile da decifrare. Aliquota minima, imposta fissa, soglie di reddito e via dicendo: la grammatica di questo regime fiscale è complessa e articolata, molto spesso accessibile ai soli “addetti ai lavori”.

Tuttavia, i benefici derivanti da questo strumento sono significativi e a volte imprescindibili per una buona fetta di professionisti. Il dottore commercialista Antonio Nicosia, iscritto all’ordine dei dottori commercialisti di Grosseto, esperto di consulenza fiscale e di lavoro e patrocinatore presso le commissioni tributarie provinciali e regionali, pone pertanto per Momento Italia una lente di ingrandimento su tale strumento, evidenziandone limiti e vantaggi.

Dottor Nicosia, cosa si intende per regime forfettario?
«Quando si parla di regime fiscale forfettario, ci si riferisce a una particolare modalità di calcolo e tassazione del reddito da dichiarare ai fini fiscali da parte di piccoli imprenditori e/o professionisti».

Chi può accedere a questo regime fiscale? Quali i requisiti richiesti?
«Dal 2019 possono accedere al regime forfetario le persone fisiche già in attività o che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 65.000 euro. Non possono però accedere al regime forfettario:
– le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito (vendita sali e tabacchi; editoria; gestione di servizi di telefonia pubblica; rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta; intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla tariffa allegata al D.P.R. n.640/72);
– i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo;
– i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili;
– gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che, contemporaneamente all’esercizio dell’attività partecipano a società di persone, ad associazioni professionali o a imprese familiari, oppure controllano s.r.l o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche riconducibili a quelle svolte dagli esercenti d’impresa, arti o professioni;
– le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta».

Quali sono i limiti e i benefici di questo strumento?
«Il regime forfettario ha evidenti benefici relativamente all’aliquota di tassazione, inferiore ai normali scaglioni Irpef, alla non applicazione dell’Irap e nella semplificazione degli adempimenti (non si tengono le scritture contabili e conseguentemente non si effettuano gli adempimenti Iva, non si è soggetti alle norme sulla fatturazione elettronica). Questi vantaggi però determinano anche dei limiti di convenienza, in quanto con il sistema forfettario non si possono scaricare analiticamente i costi sostenuti e sul reddito di impresa o professionale non si può beneficiare delle detrazioni di imposta spettanti alla generalità dei contribuenti».

Cosa consiglia a chi vuole accedervi?
«La valutazione di convenienza nella scelta del regime è abbastanza complessa e coinvolge diverse variabili, consiglio di consultare un professionista prima di decidere».

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