Ricerca scientifica al servizio della disabilità: i brevetti di Tor Vergata

Ecco le invenzioni del professor Giovanni Saggio, docente di Ingegneria elettronica che trovano applicazione nella telemedicina o nella rimozione di oggetti contaminati a distanza di sicurezza

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Un transistor all’interno di un cuore, simbolo grafico del connubio elettronica-salute.
È il logo di Hiteg, Health involved technical engineering group, laboratorio dell’università Tor Vergata di Roma, creato dal professor Giovanni Saggio, docente di ingegneria elettronica, che con il suo team progetta e sviluppa nel secondo ateneo di Roma robot, software e strumenti di misurazione e diagnostica elettronica utilizzabili nei campi medicale, sportivo e wellness. Parliamo di invenzioni all’avanguardia nel campo della ricerca tecnologica e della salute che, senza esagerazioni ma proprio per i successi ed il concreto riscontro che questi progetti hanno avuto, fanno parlare del laboratorio di Ingegneria elettronica di Tor Vergata come di una sorta di “Silicon valley romana”.

Telemedicina, il futuro è già qui
I progetti del professor Saggio non sono mere esercitazioni al computer di futuribili oggetti che, forse un domani, potranno materializzarsi nel nostro quotidiano. Questi oggetti sono invece già realtà, concreti strumenti, in parte brevettati, che hanno iniziato ad essere utilizzati soprattutto in campo medico con due precipui obiettivi: assicurare il benessere di un paziente sotto i ferri di un chirurgo e controllare i livelli di recupero fisiologico della mano in soggetti affetti da patologie, anche gravi. Cominciamo dunque a vedere da vicino il guanto elettronico, l’oggetto che ha permesso tutto questo.

Il prof. Giovanni Saggio, docente di ingegneria elettronica, università Tor Vergata

«Il progetto del guanto elettronico, completamente Made in Italy, risale al 2009 ed è stato sviluppato negli anni a seguire con la collaborazione di un’azienda statunitense – spiega il professor Saggio – Il guanto è realizzato in una Lycra® particolare ed è dotato su tutte le articolazioni della mano di sofisticati sensori, di nostra invenzione, che permettono di monitorare costantemente qualunque movimento della mano che lo indossa. I movimenti della mano vengono quindi inviati tramite un particolare trasmettitore, anch’esso di nostra invenzione, ad un pc, sul cui monitor è presente un avatar che riproduce fedelmente i gesti eseguiti; ed altrettanto effettua in contemporanea una mano robot, capace quindi di svolgere qualsiasi gesto, incluso l’afferrare e muovere oggetti».
La trasmissione del movimento a distanza di una mano robot guidata da un essere umano mediante il guanto elettronico, ha trovato ampia applicazione nel campo medico-sanitario. «Nei soggetti operati alla mano e sottoposti a terapie di riabilitazione, il guanto verifica il grado di recupero dei pazienti nel tempo, indicando al medico i progressi effettuati oppure la necessità di diversificare la terapia – aggiunge Giovanni Saggio – La teleriabilitazione è un’applicazione che abbiamo sperimentato nel 2010 con la Asl di Viterbo e che ha consentito di controllare l’iter riabilitativo di diversi soggetti, senza doversi recare in strutture ospedaliere: il paziente indossava infatti il guanto e i dati venivano trasmessi in diretta al pc del medico».
Degna invece di un romanzo di Asimov, ma realmente applicabile è la funzione della mano robot per operare a distanza. «La chirurgia a distanza è la prossima frontiera per l’utilizzo del guanto, e siamo già in fase avanzata – aggiunge il professor Saggio – Abbiamo concluso dei test con il dottor Nicola Di Lorenzo ed il dottor Lucio Achille Gaspari del Dipartimento di chirurgia di Tor Vergata su nove chirurghi considerati top, ai quali abbiamo chiesto di indossare il guanto elettronico e di riprodurre i movimenti effettuati in sala operatoria. I risultati ottenuti sono stati tradotti in un database sul quale si esercitano oggi i medici specializzandi, che a loro volta indossano il guanto e simulano un intervento operatorio; sulla base dei dati catalogati in precedenza il pc collegato ai sensori, in caso di errore, segnala al dottore la necessità di correggere il gesto, sia per migliorare la sua performance, sia per tutelare l’incolumità del paziente. Un domani, non troppo lontano, un paziente che deve essere operato ad esempio a Palermo, accanto al quale si trovi la mano robot con tutti gli strumenti necessari all’intervento, potrà essere operato a distanza da un chirurgo che si trovi a Milano, il quale muoverà l’arto artificiale semplicemente indossando il nostro guanto elettronico».

 

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