Rifiuti, da Acerra a Brescia ecco le “terre dei fuochi” italiane

Non solo Campania, negli ultimi 30 anni i parametri di danno alla salute al Nord si sono rivelati eccezionali rispetto a tutta Italia e sempre per lo scorretto smaltimento dei rifiuti industriali e non urbani

rifiuti

Nei giorni scorsi il ministero dell’Interno è stato costretto, con sentenza del magistrato, a riconoscere l’ex tenente dei vigili urbani di Acerra, Michele Liguori, “vittima del dovere”, in accoglimento di un ricorso presentato dalla sua famiglia contro il parere negativo dello stesso ministero. Liguori non potrà rallegrarsi di questa vittoria, perché è morto quattro anni fa, a 59 anni, stroncato da due tumori, contratti nel corso delle sue ripetute perlustrazioni nel cuore di quella che è meglio conosciuta come “terra dei fuochi”, un vasto territorio a cavallo fra le province di Napoli e Caserta, di cui l’acerrano è considerato l’epicentro. Nominato capo del pool ambientale del comune, del quale Liguori era poi  l’unico addetto, da anni denunciava che la sua terra si andava trasformando, sotto gli occhi di tutti, nella discarica di tonnellate di rifiuti tossici industriali provenienti dal nord Italia, un affare milionario per la camorra e non solo. Una terra un tempo fertile ora violentata, inquinata, avvelenata, con la gente che continua a intristirsi, ad ammalarsi, a morire. Un destino al quale non è scampato egli stesso, nel silenzio in vita di chi doveva intervenire, nell’oblio, una volta morto, delle decine di denunce e appelli da lui presentati in tutte le sedi.

Politiche ambientali
Il nuovo governo ha trasferito le competenze sulla terra dei fuochi dal ministero della Politiche Agricole a quello dell’Ambiente, oggi affidato a Sergio Costa, ex generale dei carabinieri, che ben conosce i problemi e al quale si deve l’approvazione di un decreto che stanzia subito 20 milioni di euro da destinare al primo recupero dei territori inquinati, con un centinaio di milioni in aggiunta per una bonifica generale da attuare in tempi rapidi. Si tratta di affrontare con decisione una piaga che continua ad avere pesanti conseguenze ambientali e sanitarie. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Campania ha sottolineato che la  situazione presenta «profili di seria e grave criticità ancora non risolti», ma va anche oltre: «Il fenomeno che merita particolare attenzione è quello del crimine di impresa in materia ambientale che si è ormai “affrancato” da logiche strettamente camorristiche». Riflessioni che confermano quanto emerso dall’ultima inchiesta della procura di Napoli sull’intreccio imprese-politica-pubblica amministrazione, cioè la camorra dei colletti bianchi.

Il business dei rifiuti
L’incendio di un deposito di rifiuti a Quarto Oggiaro, che per giorni ha fatto respirare fumi tossici e maleodoranti a tutta la città di Milano e a un vasto territorio provinciale ha rivelato, come lo stesso ministro Costa non ha mancato di denunciare, che adesso anche la Lombardia è ormai terra dei fuochi.  La Campania, insomma, non è un unicum nel contesto nazionale. Brescia, ad esempio, è molto più terra dei fuochi di Acerra in termini di produzione e scorretto smaltimento dei rifiuti tossici e i dati sui tumori infantili lo testimoniano inoppugnabilmente. In Campania vengono colpiti dal cancro 165 bambini per ogni milione di abitanti rispetto ai 175 della media nazionale.  A Brescia e in altre zone del Nord la cifra sale a 200. Negli ultimi 30 anni i parametri di danno alla salute al Nord si sono rivelati eccezionali rispetto a tutta Italia e sempre per lo scorretto smaltimento dei rifiuti industriali e non urbani. Per non parlare delle tonnellate di amianto sotterrate nelle campagne coltivate del Po, soprattutto nel Ferrarese. Corretto quindi non parlare di terra dei fuochi come un luogo specifico, perché gran parte dell’Italia ormai lo è. Se non si pone riparo alla costante assenza di specifici impegni di governo sul versante della tracciabilità dei rifiuti industriali e tossici, causa delle terre dei fuochi in tutto il Paese, continueremo a piangere morti, fingendo che il problema, apparentemente lontano da noi, non sia poi tanto grave.

 

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