Rifiuti: Utilitalia, da 180 impianti energia per 2,8 milioni di famiglie  

Oltre 180 impianti tra inceneritori e digestione anaerobica della frazione organica e dei fanghi di depurazione presenti sul territorio italiano nel 2017, che hanno prodotto 7,6 milioni di MWh di energia, un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 2,8 milioni di famiglie. E’ la fotografia scattata dal ‘Rapporto sul Recupero Energetico da rifiuti in Italia’ realizzato da Utilitalia (la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia) in collaborazione con Ispra.  

Secondo il rapporto, però, l’Italia ha urgentemente bisogno di nuovi impianti soprattutto per il trattamento della frazione organica, in mancanza dei quali sarà impossibile mantenere lo smaltimento in discarica al di sotto del 10%; anche perché nei prossimi anni è previsto un aumento delle percentuali di raccolta differenziata, che si tradurrà in un incremento degli scarti di lavorazione e dei rifiuti organici da trattare. 

La distribuzione impiantistica, spiega Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia, “è principalmente concentrata nelle regioni del centro e del nord con una carenza in particolare nelle regioni del sud. E’ evidente che bisogna intervenire per una migliore redistribuzione perché la carenza impiantistica fa sì che i rifiuti debbano essere trasportati in regioni lontane, se non all’estero, producendo maggiori impatti ambientali nella corretta gestione dei rifiuti”.  

Secondo Brandolini, dunque, “è importante che nel recepimento del pacchetto dell’economia circolare ci sia anche un’azione a livello centrale di governo e parlamento di dotare il paese di una strategia nazionale che individui i fabbisogni impiantistici e operi verso una ridistribuzione delle capacità impiantistiche nel territorio nazionale”. 

Il reiterato no del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, a nuovi inceneritori, però, complica la situazione: “Se da parte della politica si mostra ostilità verso questi impianti tutto è più difficile” e “crea un problema” commenta Brandolini, secondo cui “un impianto di termovalorizzazione piuttosto che di digestione anerobica, non è un tema di confronto politico. Il nostro è un ragionamento meramente tecnico: la gestione del ciclo dei rifiuti è molto complessa e articolata e richiede organizzazione di carattere industriale e una dotazione impiantistica”. 

I termovalorizzatori, sottolinea il vicepresidente di Utilitalia, “che sono gli impianti più discussi, sono una componente di un ciclo di gestione dei rifiuti corretto, efficiente ed efficace” ed, inoltre, si tratta di una “tipologia impiantistica fortemente diffusa in tutta Europa”. 

Per Brandolini, dunque, “bisogna fare una buona informazione e dare maggiore importanza alle informazioni scientifiche e tecniche. Gli impianti per il trattamento dei rifiuti sono necessari. I rifiuti non si eliminano per proprio conto e non si autoriciclano, ma vanno comunque trattati per essere avviati al riciclo anche quando raccolti in maniera differenziata”.  

(Fonte: Adnkronos Prometeo)