Riforma pensioni, ecco le soluzioni allo studio per superare la legge Fornero

Nel piatto "quota 100" e assegni d'oro. Ma la Cgil resta vigile e chiede un confronto con il Governo

L'ex ministro Elsa Fornero

Il nuovo governo ha promesso l’abolizione, o almeno la revisione, della legge Fornero, la tanto contestata riforma delle pensioni entrata in vigore nel 2011. Considerata necessaria per garantire la tenuta dei conti, la legge ha previsto l’aumento progressivo dell’età per accedere alla pensione di vecchiaia. Secondo i calcoli dell’Inps abolirla costerebbe circa 15 miliardi di euro l’anno e potrebbe arrivare a un impatto totale sulle finanze pubbliche di 85-100 miliardi nel giro di pochi anni. Costi insostenibili per i fragili conti italiani.

Quota 100
L’attuale esecutivo non ha ancora annunciato quali regole intende cambiare. Si ragiona sull’introduzione di “quota 100”: l’accesso alla pensione verrebbe garantito al lavoratore quando la somma dell’età anagrafica e degli anni di contributi versati è pari almeno a 100 (per esempio 40 anni di lavoro+60 anni di età). Altra ipotesi sarebbe quella di fissare l’accesso alla pensione al raggiungimento di 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Entrambe le soluzioni rimangono molto costose. Nei calcoli dell’Inps, permettere il pensionamento con quota 100 tra età e contributi o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età costerebbe il primo anno 15 miliardi per poi arrivare a regime a 20 miliardi l’anno. Un peso insostenibile per il bilancio dell’Inps che è già in rosso.

Immigrati salvagente
Il risultato economico di esercizio nel 2017 è stato negativo per 6 miliardi e 984 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai 6 miliardi e 220 milioni del 2016. L’istituto di previdenza subisce le conseguenze del costante invecchiamento della popolazione e del calo demografico: crescono i titolari di assegni pensionistici mentre sempre più basso è il numero di occupati e di persone in età lavorativa. Per fortuna ci sono gli immigrati, come ha sottolineato il presidente dell’Inps Tito Boeri: quelli «regolari versano ogni anno 8 miliardi contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps».

Colata d’oro per la pensione di cittadinanza
Altro intervento ipotizzato dall’esecutivo è sulle pensioni d’oro. Quelle superiori ai 4 o 5 mila euro netti, secondo il vicepremier Luigi Di Maio. Gli assegni superiori a tali importo sarebbero all’incirca 40 mila. L’intervento potrebbe essere attuato anticipando l’applicazione del metodo contributivo, legato a quanto effettivamente versato, a tutti coloro che si trovano sopra i 5-7 mila euro lordi. Stavolta l’iniziativa legislativa sarà in mano al Parlamento: il disegno di legge dovrebbe essere calendarizzato fra pochi giorni in commissione Lavoro al Senato. In ogni caso Di Maio ha annunciato che con i ricavi ottenuti dal taglio alle pensioni d’oro si andrà a finanziare la cosiddetta pensione di cittadinanza, un’operazione che porterebbe le minime a 780 euro. Secondo le stime già elaborate, oggi in Italia ben 4,5 milioni di persone stanno sotto quella soglia. E oltre 5 milioni e mezzo di persone vivono con un assegno inferiore a mille euro mensili. L’importo medio lordo del reddito pensionistico Inps, nel 2017, è stato di 1.513,41 euro.

I sindacati rimangono in attesa
La Cgil chiede un confronto con il governo per arrivare ad una «riforma organica che superi strutturalmente l’impianto della legge Fornero». Il sindacato di corso Italia nutre però dei dubbi sul taglio alle cosiddette pensioni d’oro. «Significherebbe aprire il varco al ricalcolo degli assegni, una scelta drammatica». Per la Cgil le priorità sono altre: dalla flessibilità sull’età alla chiusura della vicenda esodati, passando per il riconoscimento del lavoro di cura svolto dalle donne per arrivare a quella che è «la vera emergenza: assicurare una prospettiva previdenziale per i giovani e per il lavoro povero e discontinuo».

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