Riforma pensioni, ipotesi doppia uscita, a 62 anni per lavori gravosi, 64 diventa soglia minima

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La riforma delle pensioni, si entra nel vivo. È in agenda per venerdì prossimo 25 settembre l’incontro tra sindacati e governo per decidere il nuovo pacchetto di norme con le quali verrà superata Quota cento, valida fino al 2021. Sul tavolo, come scrive il quotidiano Il Sole 24 ore, adesso ci sarebbe anche un’ipotesi di doppia flessibilità in uscita: a 62 (o 63) anni per i lavori gravosi, con contributi di 36 (o 37 anni), mentre per le altre categorie la soglia sarebbe a 64 (e 37 di contributi), ma con penalità.
Il nuovo schema pensionistico entrerà in vigore il 1 gennaio 2022. Il nodo, per il Governo, è quello di rendere meno rigido e allo stesso tempo sostenibile, il sistema pensionistico italiano. Secondo quanto riporta il Sole, dopo la proposta di una Quota 41 per i lavoratori «precoci», nel ventaglio delle opzioni starebbe entrando anche la doppia flessibilità in uscita, con cui una prima fetta di lavoratori, che svolgono attività usuranti o gravose, potrebbero andare in pensione a 62 (o 63) anni, con contributi di 36 (o 37 anni), senza eccessive penalizzazioni e anche sfruttando l’Ape sociale in una forma più sostanziosa.
Per gli altri la soglia sarebbe a 64 anni (e 37 di contributi), ma con penalità legate al calcolo dei contributi, per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 della pensione di vecchiaia.
Per i sindacati, intanto, rimane non superabile il fatto che si debba poter andare in pensione con 41 anni di contributi a partire, appunto, dai lavoratori precoci.