Riforma pensioni in arrivo? La proposta dei sindacati: uscita a 62 anni per tutti

Mancano meno di due anni al 2022.  Quella, al momento, rappresenta una data  “X” per il tema pensioni. Il governo Pd-M5s ha, infatti, scelto di far andare ad esaurimento Quota 100. Questo potrebbe creare il così detto “effetto scalone”. Ed è per questo motivo, tra gli altri, che il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ed il Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che hanno annunciato l’intenzione di una riforma complessiva del sistema di accesso alla previdenza in Italia. Sul tavolo ci sono più proposte, l’ultima è quella dei sindacati che parla di uscita dal lavoro a 62 anni per tutti.

Riforma pensioni necessaria con Quota 100 in esaurimento

Nel 2022, al momento, non sono previste misure d’uscita opzionali come Quota 100. Si tratta di uno strumento attraverso cui i lavoratori possono scegliere di raggiungere la pensione con almeno 62 anni di età e 38 di contributi. Venendo a mancare assieme ad altre opzioni , occorrerà lavorare fino a 67 anni come disposto dalla legge Fornero. In alternativa si può andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). Questo si traduce nel fatto che un lavoratore del 1960, nel 2022, sarebbe costretto a lavorare necessariamente cinque anni in più rispetto ad uno del 1959 nel 2021.  Per questo si parla di effetto scalone.

Pensioni sindacati: bocciano nuova Quota 100

Si era ipotizzato di prolungare Quota 100 attraverso una variazione della composizione nella misura. L’obiettivo era portare ad almeno 64 anni il requisito anagrafico ed a 36 quello contributivo. Il fatto che l’eventuale nuova versione di Quota 100 avrebbe comportato assegni mensili interamente calcolati con il sistema contributivo, ha fatto si che scattasse il parere negativo dei sindacati.

Questo avrebbe reso mediamente più basse le pensioni del 15% rispetto alla prima versione di Quota 100.

A loro volta Cgil, Cisl e Uil sono pronte a a portare la loro proposta sui tavoli di confronto.

Le opzioni d’uscita sarebbero due. Quella con il massimo dei contributi (ossia 41, nel progetto da presentare) o quella che darebbe possibilità d’uscita a tutti i lavoratori con 62 anni e almeno 20 di contributi.

L’assegno pensionistico verrebbe calcolato pro-rata, cioè i contributi versati con il retributivo non verrebbero dunque ricalcolati e penalizzati.

A ciò andrebbero aggiunti possibili sgravi nei confronti di chi svolge mansioni gravosi o per le donne.

Resta da valutare se il progetto sarà ritenuto sostenibile.