Riforma sport, via libera anche all’azionariato popolare

Passa anche il divieto delle scommesse sulle partite che riguardano società che militano nei campionati della Lega nazionale dilettanti (Serie D)

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Il mondo dello sport va verso una rivoluzione sostanziale. Alla Camera è arrivato il primo via libera alla legge che delega il governo a varare entro 12 mesi una riforma del Coni e dell’ordinamento sportivo. Il Coni, come è noto, sarà depotenziato e avrà il ruolo di governare l’attività olimpica, mentre sarà affidato alla “Sport e salute spa” il compito di finanziare gli organismi sportivi.

Stop scommesse tra i dilettanti
Nel corso dell’esame sono state introdotte diverse novità, in primis l’introduzione dell’azionariato popolare per le società sportive professionistiche. Ma anche il divieto delle scommesse sulle partite che riguardano società che militano nei campionati della Lega nazionale dilettanti (Serie D). «Certi ambienti spesso il controllo della legalità è più difficile e per questa ragione vietare le scommesse significa fare prevenzione», ha detto Domenico Furgiuele, primo firmatario dell’emendamento approvato nel Ddl deleghe al governo in materia di ordinamento sportivo.  

Azionariato popolare
«Apriamo lo sport a forme di azionariato popolare, seguendo il modello positivo di altri Paesi europei: i tifosi potranno quindi diventare soci e acquistare quote della loro squadra. Questo significa che, mentre da una parte si valorizza il loro ruolo, dall’altra si promuove una concezione dell’attività sportiva non più di appannaggio esclusivo di lobby e comitati d’affari. A far sentire la propria voce, finalmente, sarà anche chi vede lo sport come una reale passione e non solo come un investimento economico», spiega il deputato Manuel Tuzi del M5S.

Questo, invece, il commento di Daniele Belotti, deputato della Lega: «La riforma contiene obiettivi di grande rilevanza, tra i quali più partecipazione e rappresentanza delle donne nello sport; la tutela della salute e della sicurezza dei minori che svolgono attività sportiva; il sostegno ai vivai e alle piccole società sportive di periferia, che costituiscono una risorsa necessaria soprattutto nell’azione di contrasto alla criminalità giovanile e minorile; il riconoscimento giuridico della figura del laureato in scienze motorie e dei soggetti forniti di titoli equipollenti; il riordino delle regole sulla rappresentanza di atleti e società sportive e sull’esercizio della professione di agente sportivo; più sicurezza nella costruzione e nel’esercizio degli impianti sportivi. Come tifoso ci tengo a sottolineare la novità introdotta da questa legge che prevede, per la prima volta, l’istituzione di un organo di rappresentanza dei tifosi; un collegio da 3 a 5 membri eletti ogni tre anni dagli abbonati che parteciperà, pur senza diritto di voto, alle assemblee dei soci, proprio perché l’abbonato, di fatto, è come un azionista, non è solo un cliente. Per motivare questa nostra scelta, basta solo un dato: 145 fallimenti di società di calcio dalla A alla serie D negli ultimi 15 anni. Un numero impressionante che ha umiliato decine di migliaia di tifosi, intere comunità, colpite al cuore e alla schiena da presidenti speculatori che hanno fatto solo i loro interessi o peggio, i alcuni casi, hanno usato il calcio per riciclare denaro sporco. E’ un primo passo verso l’azionariato popolare nel calcio sul modello spagnolo e tedesco oltre che per la responsabilizzazione delle tifoserie per arginare la violenza negli stadi».