Rifugiati, le famiglie italiane aprono le porte (di casa)

Presentato il rapporto dell'associazione Refugees Welcome Italia sui suoi primi tre anni di vita: «La politica può trarre ispirazione da questo tipo di esperienze, nate dal basso, per ripensare gli attuali sistemi di accoglienza e di welfare»

rifugiati

Centoventi convivenze realizzate con successo, 200 attivisti con competenze multidisciplinari e 18 gruppi territoriali presenti in altrettante città italiane: sono i numeri di Refugees Welcome Italia, l’associazione, apartitica e apolitica (riconosciuta come onlus), che dal 2015 promuove un modello di accoglienza in famiglia, per rifugiati e titolari di altra forma di protezione, basato sul coinvolgimento diretto dei cittadini.

A tre anni dalla sua fondazione, Refugees Welcome ha presentato, a Roma, il primo rapporto delle sue attività e le linee guida sull’accoglienza all’interno delle famiglie. «Il documento – raccontano i membri dell’associazione – spiega passo dopo passo la filosofia e la metodologia di lavoro di Refugees Welcome Italia: come si selezionano le famiglie, i rifugiati e gli attivisti; come si individua l’abbinamento fra rifugiati e famiglie; come si seguono e monitorano le convivenze».

Attraverso la sua piattaforma digitale, Refugees Welcome, raccoglie la disponibilità delle famiglie pronte a ospitare e poi incrocia questi dati con quelli degli immigrati regolari che cercano ospitalità. Ed è così che si creano i nuovi nuclei.

Un tema, quello dell’accoglienza, di particolare attualità, tanto che i membri dell’associazione hanno voluto sottolineare come la presentazione del report della loro attività volesse essere anche «una riflessione su come sia possibile promuovere su larga scala percorsi di inclusione basati su autonomia, partecipazione delle comunità, rafforzamento dei legami sociali, e come la politica possa trarre ispirazione da questo tipo di esperienze, nate dal basso, per ripensare gli attuali sistemi di accoglienza e di welfare». «Il 2018 è stato l’anno che ha visto un boom di iscrizioni alla piattaforma come risposta alla politica dei porti chiusi», evidenziano i membri di Refugees Welcome spiegando come circa 150 famiglie abbiano dato disponibilità ad ospitare un rifugiato nei mesi di giugno e luglio.

L’accoglienza in cifre
Delle 120 convivenze realizzate tra il 2016 e il 2018, 31 sono attualmente in corso (di cui 8 diventate a tempo indeterminato). In 7 casi, dopo una prima convivenza, la persona accolta è stata inserita in una seconda famiglia. Il Lazio, insieme alla Lombardia, è tra le regioni che hanno accolto di più con Roma che si appunta al petto la medaglia di città più ospitale registrando ben 30 convivenze attivate.

Identikit delle persone accolte
A trovare posto nelle famiglie italiane sono per la maggior parte titolari di protezione umanitaria (58 per cento), seguiti da rifugiati (20 per cento) e nel 16 per cento dei casi da titolari di protezione sussidiaria (una forma di protezione internazionale che riguarda chi, pur non possedendo i requisiti per il riconoscimento dello status di rifugiato, viene protetto in quanto, se ritornasse nel Paese di origine, andrebbe incontro al rischio di subire un danno grave). In generale si tratta di persone che mediamente erano in Italia da quasi 3 anni al momento dell’inserimento in famiglia.

Identikit degli accoglienti
Ad aprire le porte di casa sono principalmente coppie con figli (30 per cento delle convivenze), seguite da single (28 per cento dei casi), coppie senza figli (23 per cento) e coppie con figli adulti fuori casa (11 per cento).

Una formula che sembra funzionare come testimonia l’esperienza di Laura Pinzani che insieme a suo figlio Riccardo ha aperto le porte di casa al giovane somalo Sahal Omar: «Abbiamo ricevuto tanto e riceviamo tanto da lui. Culturalmente, per noi è un arricchimento – sottolinea – Sahal gioca alla playstation con mio figlio, parlano, si scambiano esperienze e racconti di vita. Noi gli abbiamo dato la spensieratezza: è qualcosa che molti di questi ragazzi non hanno mai conosciuto. L’accoglienza in famiglia è un modo per permettere a Sahal, e a tanti altri come lui, di non vivere più nell’emergenza, ma di pianificare».

Inclusione e solidarietà
L’obiettivo di Refugees Welcome è quello di offrire ospitalità a chi, ottenuto lo status di rifugiato o altra forma di protezione internazionale, è in uscita dai centri di accoglienza ma non è ancora pienamente indipendente e rischia quindi di trovarsi in una dimensione di marginalità che può compromettere l’inserimento nel nostro Paese. «Fra questi, i più vulnerabili sono i neo maggiorenni.- spiega l’associazione – Si tratta di ragazzi stranieri arrivati in Italia da minorenni, soli, senza famiglia al seguito. Generalmente vengono accolti in centri dedicati, dove iniziano un percorso di integrazione che rischia di essere bruscamente interrotto al compimento della maggiore età, quando sono costretti a lasciare queste strutture per andare nei centri per adulti».

«L’accoglienza in famiglia non è e non vuol essere un’esclusiva di Refugees Welcome Italia ma un modello da reinventare costantemente alla luce dei bisogni, delle esigenze e dei desiderata dei territori dove le diverse realtà lavorano», sottolinea Fabiana Musicco, presidente dell’associazione. Nei primi mesi del 2019 Refugees farà partire nuovi gruppi locali in Puglia, Campania, Umbria, Calabria, portando così a 15 il numero di regioni in cui è presente.

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