Riscatto agevolato della laurea, una buona occasione (ma non per tutti)

Secondo uno studio commissionato da Facile.it, circa 6 laureati su 10 sono intenzionati a far valere gli anni di università a fini pensionistici. Ma la maggior parte è indecisa, non sapendo se gli convenga o meno. Non hanno tutti i torti. Ecco perché

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Riscattare o non riscattare? È il dubbio amletico a cui cercano di dare risposta in queste settimane milioni di laureati. Sono quelli che hanno terminato gli studi dalla metà degli anni ’90 in poi. Il decretone su reddito di cittadinanza e “quota 100” – convertito in legge a fine marzo – ha infatti introdotto anche il cosiddetto riscatto agevolato della laurea: una quota fissa, uguale per tutti, con cui far valere gli anni di università ai fini pensionistici. In pratica, si applica lo stesso regime previsto per gli inoccupati: si moltiplica l’aliquota del contributo Ivs da versare all’Inps (attualmente è il 33 per cento) per il reddito minimo soggetto a imposizione dalla gestione previdenziale Artigiani e Commercianti (pari a 15.878 euro). Alla fine, con il riscatto forfettario, basterà pagare 5.240 euro per ogni anno di corso, anche a rate. Una somma bloccata per tutto il 2019, poi si adeguerà ai minimi contributivi. In ogni caso decisamente meno rispetto al metodo di calcolo ordinario.

I numeri
Forse per questo, in soli due mesi (quando il sistema non era ancora legge), circa 3 mila persone hanno fatto domanda. Facendo una proiezione sull’anno si potrebbe arrivare a oltre 18 mila richieste (col criterio tradizionale siamo in media sulle 12 mila). Un successo che potrebbe essere ancora più ampio. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it, sono circa 2,3 milioni gli italiani intenzionati ad approfittare dell’occasione, il 60 per cento degli aventi diritto (poco meno di 4 milioni). Peccato che, tra loro, quasi 6 su 10 siano indecisi sul da farsi a causa della scarsa conoscenza di modalità e costi del riscatto agevolato. Eppure ci sono zone d’Italia, vedi il Sud e le Isole, dove la quota di interessati supera il 70 per cento. A questo punto è forse il caso di riassumere chi può accedere allo “sconto” e se davvero conviene a tutti riscattare così il titolo accademico.

I requisiti
Partiamo dai cardini della legge 26/2019 (che ha convertito il dl 4/2019). Lo spartiacque è l’anno 1996, ovvero quando è entrato in vigore il sistema previdenziale contributivo (con la pensione calcolata in base a quanto effettivamente versato). Perché solo i periodi di studio successivi a questa data saranno coperti dal riscatto low cost. Limitatamente alla durata legale del corso (fino a un massimo di 6 anni). Per chi ha studiato a cavallo del passaggio storico si applicherà una disciplina mista (una parte dovrà essere riscattata col sistema ordinario). Ma non basta: potranno usufruire dell’agevolazione solo gli iscritti all’Inps, a una gestione già esistente all’epoca degli studi. Restano fuori quelli che si sono laureati prima del ’96. Lo stesso, però, vale per quelli teoricamente dentro ma che hanno versato contributi unicamente a una cassa previdenziale professionale, per chi ha lavorato e versato contributi durante l’università e per chi già gode di una pensione.

Pro e contro del nuovo sistema
Una misura pensata soprattutto per i giovani, che in questo modo potrebbero sopperire agli anni di mancati contributi (per assenza di lavoro) sfruttando quelli spesi sui libri. Anche se, rispetto all’impianto iniziale del decreto, è caduto il limite anagrafico dei 45 anni. Ovviamente non è tutto oro quel che luccica: si versa meno, si accorciano i tempi della pensione ma un domani l’assegno sarà meno ricco. Allora che fare? La scelta è legata in gran parte al reddito: per chi ha un imponibile “importante” il risparmio è evidente. Ad esempio: chi dichiara 60 mila euro l’anno, col sistema ordinario pagherebbe sui 20 mila euro per ogni anno di corso (col sistema agevolato bloccherebbe la somma a poco più di 5 mila); al contrario, per chi dichiara 20 mila euro l’anno il costo del riscatto classico sarebbe di circa 6 mila euro ad annualità (solo mille euro in più, ma con in prospettiva maggiori benefici). Ogni caso fa storia a sé. Prima di prendere una strada è bene valutare ogni aspetto. Ma chi ha le idee chiare sul regime agevolato è il caso che si sbrighi: al momento si tratta di un progetto sperimentale per il triennio 2019-2021. Poi si vedrà.