Rivoluzione pronto soccorso, accanto a colori anche numeri da 1 a 5  

Una rivoluzione per i pronto soccorso italiani, mirata a ridurre i ricoveri inappropriati, i tempi d’attesa e ad aumentare la sicurezza delle dimissioni. Nuovi codici numerici per stabilire le priorità, da 1 (più grave) a 5, che si aggiungono ai ben più famosi colori che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, nel bene e nel male. Inoltre il tempo di permanenza per un paziente destinato al ricovero non deve superare le 8 ore dal momento della presa in carico. Il cambio di passo dovrebbe avere il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni giovedì, quando sul tavolo della Conferenza si valuteranno le nuove linee guida, elaborate dal tavolo di lavoro istituito al ministero della Salute ed inviate alle Regioni, che ridefiniscono anche gli standard delle Unità di osservazione breve intensiva (Obi) nei dipartimenti di emergenza-urgenza (Dea). Ancora poco sviluppate sul territorio nazionale.

Dalla bozza in possesso dell’Adnkronos Salute si evidenzia come sia emersa “progressivamente la necessità di differenziare ulteriormente il sistema di codifica attualmente in uso, basato su quattro codici colore. Ciò è in linea anche con le attuali principali evidenze scientifiche internazionali. Nel modello proposto si adotta un sistema di codifica a 5 codici numerici di priorità, con valori da 1 a 5, ove 1 indica il massimo livello di gravità. Le Regioni possono associare al codice numerico anche il codice colore”. Al numero 1 corrisponde il colore rosso, un’emergenza che necessità di accesso immediato; al numero 2 corrisponde il colore arancione, un’urgenza quindi accesso entro 15 minuti; al 3 il colore azzurro, quindi urgenza differibile con accesso entro 60′; al 4 il colore verde, urgenza minore con accesso entro 120′; al 5 corrisponde il bianco, non urgente quindi accesso entro 240′.

“La nuova codifica – secondo gli esperti del ministero della Salute – consente di focalizzare l’attenzione sulle condizioni cliniche “che rientrano nell’ambito dell’urgenza differibile, individuando l’ambito delle patologie da definire come urgenza minore. L’implementazione della nuova codifica dovrà avvenire progressivamente, entro 18 mesi dalla pubblicazione del documento”. Nel caso dei ‘codici colore’, la scelta dei colori ‘arancione’ e ‘azzurro’ ha lo scopo di evitare la confusione con altri (rosa, argento) “non indicativi di una priorità d’accesso, ma di un percorso dedicato. Inoltre, per quanto riguarda il numero di livelli, ci si allinea alla maggior parte degli altri Paesi a livello internazionale”.

Nella gestione complessiva del cittadino-utente-paziente, l’organizzazione degli spazi del pronto soccorso “prevede un’area dedicata alla presa in carico della persona, in quanto entità sociale con una famiglia e un ambiente di riferimento. Con questo si intende considerare, nell’ambito delle attività assistenziali, non solo le valutazioni clinico assistenziali proprie della condizione che porta il paziente al pronto soccorso, ma anche la presa in carico della persona stessa nella sua interezza, considerando quindi la sua ‘umanità’. Questa attenzione, che oggi chiamiamo ‘umanizzazione delle cure’, in effetti è un aspetto del piano assistenziale”.

Secondo il documento “i cambiamenti intervenuti in ambito sanitario negli ultimi anni hanno portato alla ridefinizione del ruolo della medicina d’emergenza-urgenza e alla rivalutazione delle strutture di pronto soccorso, intese non più come luogo di ‘transito’, ma come luogo di diagnosi e cura”. In virtù di questo contesto si è resa “necessaria un’articolazione organizzativa per poter dimettere dal pronto soccorso un paziente con una patologia acuta risolvibile in tempi brevi, senza ricorrere al ricovero ospedaliero”. L’Obi risponde a questa esigenza attraverso tre funzioni “osservazione clinica, terapia a breve termine e possibilità di approfondimento diagnostico”.

Secondo gli esperti del ministero della Salute “le conseguenze attese sono rappresentate dal miglioramento dell’appropriatezza dei ricoveri e da una maggiore sicurezza nelle dimissioni dal pronto soccorso”. L’Obi, che avrà una dotazione organica adeguata, deve essere dunque collocata in “posizione adiacente o nelle immediate vicinanze del pronto soccorso”. L’Obi ha una durata fino a 44 ore dall’ingresso in pronto soccorso, compreso il tempo di permanenza nel Dea, al termine del quale il paziente dovrà essere dimesso o ricoverato.

Ma come cambia l’iter di accesso al pronto soccorso? “Inizia con l’ingresso della persona da assistere, la sua accoglienza, la valutazione di triage – evidenzia il documento – la sua presa in carico e la gestione dell’eventuale attesa; continua con le successive fasi di visita medica ed inizio del percorso diagnostico terapeutico di pronto soccorso, fino a uno dei possibili esiti: destinazione in Obi, ricovero in reparto, trasferimento in una struttura per acuti, dimissioni con affidamento in strutture territoriali”.

Le nuove linee guida puntano anche a migliorare la gestione dei conflitti che possono nascere nei pronto soccorso tra operatori e i familiari dei pazienti. “La presenza di un referente per la gestione dei conflitti con utenti in attesa può contribuire a migliorare la fase della comunicazione delle informazioni relative alla gestione dell’evento; ad esso si può fare riferimento per questioni relazionali che non riescono a trovare ristoro nella relazione con gli infermieri di triage – evidenzia il documento – Analogamente, la figura dell’assistente di sala attesa, da reperire nell’ambito delle associazioni di volontariato accreditate a livello nazionale o regionale, può svolgere il ruolo di mediatore delle relazioni tra il personale sanitario ed i cittadini”.

Nel conclusioni il documento rimarca che il “triage è l’inizio del percorso in pronto soccorso e ha due obiettivi: individuare le priorità di accesso alle cure; indirizzare il paziente all’approccio percorso diagnostico-terapeutico”. Inoltre si ribadisce che “il triage in pronto soccorso è una funzione infermieristica, svolta da personale con appropriate competenze e attuata sulla base di linee guida e protocolli in continuo aggiornamento”.

(Fonte: Adnkronos Salute)

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