Roma, Alemanno: «La mia Giunta aveva escluso i rom dalle case popolari»

L'ex sindaco della capitale punta il dito contro la gestione Raggi. Ma oggi è anche il giorno dell'audizione in commissione Bilancio e Finanze del commissario Beltrami e Fassina punta il dito: «Da Alemanno e Lega danni devastanti per Roma»

«La Giunta Raggi fa molta confusione sui nomadi e cerca, come al solito, di scaricare le proprie responsabilità sui suoi predecessori. La mia Giunta comunale aveva categoricamente escluso i nomadi dall’assegnazione delle case popolari». A dichiararlo è l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno.

«È vero – continua Alemanno – che la nostra delibera per l’assegnazione delle case popolari dava precedenza alle famiglie più numerose (e siamo molto fieri di averlo fatto) ma, proprio perché avevamo constatato che in questo modo erano avvantaggiate le grandi famiglie Rom, – sottolinea l’ex sindaco – avevamo approvato una determina dirigenziale che escludeva categoricamente dall’assegnazione delle case popolari chi già risiedeva in un campo nomadi. Questa determina è stata cancellata prima dalla Giunta Marino e poi dalla Giunta Raggi e proprio per questo in questi ultimi anni si stanno moltiplicando le assegnazioni di case popolari ai nomadi che già sfruttano la nostra città rimanendo da anni accampati nei campi più o meno regolari».

Gli interventi
«Il lavoro della nostra Giunta fu intenso su questa emergenza: abbiamo chiuso 9 campi tollerati, tra cui il famigerato Casilino 900, e fatto più di 1.200 sgomberi di accampamenti abusivi. Per chiudere definitivamente i campi nomadi bisogna continuare su questo percorso di legalità, interrotto da Ignazio Marino quando divenne sindaco, che costringe i nomadi ad andarsene o a diventare cittadini come tutti gli altri che rispettano le regole, – conclude l’ex sindaco di Roma – lavorano e pagano le tasse e i normali affitti per una casa. Sono moltissimi i casi di famiglie nomadi che rimangono nei campi nonostante abbiano redditi, più o meno leciti, assolutamente significativi».

Bilancio nell’occhio del ciclone
Ma oggi, per altri motivi, proprio l’amministrazione Alemanno è al centro della polemica. Stamattina, infatti, il commissario straordinario Beltrami è stato audito in commissione Bilancio e commissione Finanze, e sul cosiddetto intervento “Salva Roma” «ha confermato operazioni finanziarie agghiaccianti compiute quando Alemanno era sindaco e la Lega al Governo: nel 2012, hanno ordinato anticipazioni bancarie onerosissime per sostenere la spesa corrente e le prospettive elettorali dell’allora “primo cittadino” -, sottolinea Stefano Fassina deputato di Leu e consigliere di Sinistra per Roma – In conseguenza degli atti compiuti, da anni giacciono in Tesoreria del comune di Roma 800 ml di euro, senza remunerazione, ma pagati al 5,75 per cento. In sintesi, 50 ml di euro all’anno regalati da Alemanno e soci leghisti alle banche. 50 ml di euro all’anno che potrebbero essere spesi per risolvere l’emergenza casa e evitare le guerre tra poveri. Presenteremo denuncia alla Corte dei Conti e alla Magistratura ordinaria su operazioni devastanti per le casse del Campidoglio e i cittadini romani», conclude Fassina.

 

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