Roma, Cusenza contro Raggi: «Il tempo è scaduto. Passi la mano»

Il direttore del Messaggero attacca la prima cittadina della Capitale ricordando i tanti problemi non risolti che affliggono la città a tre anni dalla sua elezione

Roma

Il tempo è scaduto e frasi come “stiamo lavorando” non bastano più. È questa l’opinione senza mezzi termini del direttore de Il Messaggero, Virman Cusenza, nei confronti della sindaca di Roma, Virginia Raggi. Nel suo articolo, il direttore parla di «morte di una città», ricordando le tante volte in cui il quotidiano romano da lui diretto ha raccontato i problemi della Capitale. «Troppe volte ne abbiamo raccontato la crisi e il declino. Troppe ci siamo fatti interpreti del disagio e dello sconforto dei romani davanti allo sfacelo di tutti i giorni, ma questa volta non basta più: la catastrofe agli occhi di tutti appare ormai inarrestabile».

Appello alla responsabilità
Cusenza trae le conclusioni di 3 anni di gestione Raggi, passando in rassegna tutta una serie di situazioni che vedono protagonista Roma, e invita la prima cittadina a farsi da parte: «Stiamo parlando di un fallimento da cui trarre, a questo punto e dopo tanta pazienza, le definitive conclusioni. Di che cosa stupirsi se dai cittadini romani – anticamente ascoltati dal loro Senato – si levasse un grido che come inequivocabile segno d’indignazione passi rapidamente dal lei al tu: “Virginia, fino a quando?”. Il tempo per altre maschere, altri rinvii, altri “ci stiamo lavorando”, è scaduto. Bisogna solo, in un sussulto di responsabilità, passare la mano».

I disservizi di Roma
Dai bus in fiamme, ai disservizi delle scale mobili (alcune letteralmente crollate) delle metropolitane che, con la chiusura di alcune fermate, impediscono a chiunque di raggiungere il centro della città. Inoltre, alberi che cadono e buche sulle strade sono solo alcuni dei disservizi quotidiani di Roma, sottolinea il direttore del Messaggero: «Interi quartieri, spesso il cuore di Roma – ma nelle periferie lo sfascio è identico a dispetto della retorica pre-elettorale che le ha strumentalizzate – sono abbandonati alle loro emergenze inevase. E non parliamo soltanto delle panchine divelte, delle ciclabili interrotte o dei marciapiedi ridotti a trincee di guerra o delle caditoie ostruite che provocano laghi artificiali o paludi. O i rami potati, quelli sbagliati però, perché quelli malati e pericolosi restano incredibilmente intonsi. Tutto questo nel suk irrisolto del commercio straccione tra camion bar di ritorno, ambulanti inamovibili, bancarelle che ostruiscono il passaggio e oscurano le meraviglie di Roma»

Dissesto delle partecipate
E un’altra nota dolente, ricorda Cusenza, è «il dissesto delle aziende partecipate, accanto al debito record che pesa sulle spalle dei romani, è l’emblema della incapacità amministrativa. L’Atac sull’orlo del fallimento e ormai sotto concordato, l’Ama inabile a svolgere il suo ruolo di pulizia e di tutela, oltre che dell’igiene, anche dell’immagine pubblica internazionale di Roma. Perfino l’Acea, gioiello dai conti floridi (a riprova che la cura e il controllo dei privati giova anche a chi vorrebbe addirittura l’acqua pubblica) finisce coinvolta con l’arresto di un presidente nominato dal nuovo corso cinquestelle nel declassamento generale della città. E che dire poi nella Capitale bloccata della paralisi decisionale in cui anche ottenere una carta di identità prima di qualche mese diventa una via crucis e ogni atto amministrativo si trasforma in un calvario?».

Problemi che crescono perché non affrontati
Cusenza spiega che seppure molti dei “mali” che affliggono la Capitali sono iniziati ben prima che la Raggi arrivasse in Campidoglio, il non essere riuscita ad affrontarli nel modo giusto ha contribuito ad ingigantirli: «Tutte queste piaghe ormai peggiorano senza soluzione di continuità, infettando ciò che le lambisce. Sì certo, sono mali preesistenti alla giunta Raggi: ma per le mancate cure si sono ingigantiti fino a determinare una letale epidemia. Sul passato la sindaca ha scaricato tutte le inefficienze e i deficit gestionali del Campidoglio. Ha brandito l’arma del cambiamento, recriminando da subito che ogni difficoltà nel risolvere un’emergenza derivasse da chi governava Roma prima di lei. Astuzia propagandistica che poteva valere per il primo anno, all’insegna del “non è colpa mia”. E che già si affievoliva nel secondo anno all’insegna del “fate almeno dispiegare gli effetti della mia politica”. Ma che, arrivati esausti al terzo anno di nulla, diventa un alibi inaccettabile: una fuga dalla realtà che offende i cittadini – – conclude il direttore del Messaggero – Oggi Raggi anziché rivalersi sul passato, non può che accusare Raggi».

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