Salario minimo legale, lo studio: «Utile per sottopagati e finte partite iva»

Sindacati e governo stanno trattando: c’è l’intenzione di fissare a 9 euro lordi l'ora i minimi da cui non si può scendere in nessun contratto

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Governo e sindacati si stanno confrontando sul tema del salario minimo legale: il primo round si è concluso al ministero del Lavoro, dove erano presenti i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil Ugl e Usb. La questione viaggia su due binari delicati: perché da un lato non si vogliono depotenziare i contratti collettivi nazionali, mentre dall’altro c’è l’intenzione di fissare a 9 euro lordi (da cui detrarre gli oneri previdenziali e contributivi) i minimi salariali sotto cui nessun contratto potrà scendere. La partita resta aperta: a stretto giro di posta comunque andrà in scena il prossimo round, probabilmente tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile. 

Il parere di Treu
«In Italia la povertà rappresenta un problema estremamente serio e riguarda all’incirca 5 milioni di persone, compresi oltre 3 milioni di lavoratori poveri. Il quadro complessivo è differenziato ma emerge in modo chiaro che il problema concerne innanzitutto settori a basse competenze e persone con bassi livelli di istruzione. Per questo motivo, per il medio periodo, occorre lavorare in primis sulla formazione e sull’innalzamento delle competenze. In questo contesto, l’ipotesi di un salario minimo in discussione in queste settimane costituisce una misura d’urgenza, che però da sola non basta a risolvere il problema. Il rafforzamento dei salari deve passare anzitutto dal rafforzamento della contrattazione, dall’efficacia erga omnes dei minimi fissati dai contratti, dal contrasto ai contratti pirati», ha detto Tiziano Treu, presidente Cnel, intervenendo a Milano presso la Fondazione Corriere, all’incontro “Lavoro senza valore”.

Lo studio
Uno studio della Fondazione Anna Kuliscioff curato da Claudio Negro e pubblicato su “Mercato del Lavoro News – n.46” ha dato una lettura al tema del salario minimo legale, che in Europa hanno quasi tutti i Paesi. La sintesi? Che il salario minimo legale può essere utile per i lavoratori sottopagati, ma un provvedimento efficace richiederebbe un serio confronto e, soprattutto, l’attuazione dell’art.39 della Costituzione che individui i sindacati davvero titolati a stringere accordi. Ma a chi serve un salario minimo di legge? Per Negro, serve innanzitutto ai lavoratori sottopagati. «Incrociando i dati Istat sui minimi tabellari e salari, scopriamo che circa il 10 per cento dei lavoratori riceve un salario orario mediamente del 20 per cento in meno rispetto al minimo settoriale. Vuol dire, a dati 2018, circa 2.300.000 persone! Peraltro, come è intuibile, la distribuzione di questi lavoratori sottoretribuiti non è omogenea né a livello territoriale né di dimensione aziendale. Va tenuto conto anche di una percentuale difficile da definire con precisione, ma certamente non irrilevante, di lavoratori autonomi “economicamente dipendenti”, essenzialmente finte partite Iva o monocommittenze. Stiamo parlando di una platea di circa 5.300.000 lavoratori autonomi, per cui se parliamo di 3.000.000 di persone sottopagate tra autonomi e dipendenti ci avviciniamo alla realtà probabilmente per difetto».