Salario minimo orario, sfida Pd-M5S sulla dignità dei lavoratori

Intervista al deputato Pd, Mauro Laus, primo firmatario della proposta di legge presentata dal Partito democratico che domani arriverà sul tavolo della commissione Lavoro insieme a quella presentata dal Movimento 5 Stelle

Il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio ha annunciato che, dopo il reddito di cittadinanza, i prossimi obiettivi sono «il salario minimo e il taglio del cuneo fiscale». E in effetti martedì 12 marzo arriveranno sul tavolo della commissione Lavoro del Senato i due distinti disegni di legge presentati sul salario minimo dal Pd e dal M5S. A ben guardare le differenze fra i due testi non sono molte, ma gli equilibri politici potrebbero rendere difficile trovare un accordo sul tema.

Eppure sono milioni i lavoratori che aspettano una risposta
Lo stesso ministro Di Maio ha ricordato che «in Italia 2,5 milioni di italiani sono registrati come lavoratori, ma nessuno ha il coraggio di dire che sono poveri anche loro. Nessuno ha la forza di dire che sei povero, oggi, anche con un lavoro sottopagato». Si tratta di tutti quei lavoratori che fanno i mestieri più disparati (rider, fattorini, addetti alle pulizie) e il cui salario è inferiore a 5 euro l’ora. I conti sono presto fatti: in un mese di lavoro, con 40 ore settimanali, si arriva  a malapena a uno stipendio di 800 euro.

La retribuzione oraria minima fissata per legge esiste in 22 dei 28 Paesi dell’Unione europea. Ne sono privi, oltre all’Italia, Austria, Ciprio, Danimarca, Finlandia e Svezia. In Germania è pari a 8,84 euro, in Francia a 9,76.

La proposta di Laus
Il deputato Pd Mauro Laus, primo firmatario della proposta di legge targata Pd, avverte però dei rischi legati a una legge fatta in maniera superficiale. Laus, che già quando era presidente del Consiglio regionale del Piemonte aveva presentato una proposta analoga, una volta diventato senatore ha ripresentato il testo in Parlamento nel maggio 2018: «Non mi interessa fare una gara col M5S su quale proposta di legge verrà approvata – spiega a Momento Italia – Quello che mi interessa è l’obiettivo di stabilire una cifra al di sotto della quale il salario viene considerato una violazione del diritto umano. La mia proposta fissa questa cifra in 9 euro l’ora, al netto di oneri previdenziali e assistenziali nei settori non regolati da accordi tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali». La proposta del M5S è invece meno onerosa perché prevede una retribuzione «comunque non inferiore a 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali».

Mauro Laus

«Quello che mi preoccupa però è lavorare in modo improvvisato, come purtroppo mi sembra fare il Movimento 5 stelle – sottolinea l’esponente dem –  Questa è una legge che ha bisogno di coperture. Perché io so bene che fissando un salario minimo molti imprenditori rischiano di farsi male. E dunque bisogna lavorare parallelamente su una riduzione del cuneo fiscale. E le coperture servono perché questa legge ha un costo anche per lo Stato che spesso è stato carnefice e non vittima. Basta pensare agli appalti pubblici affidati con gare al massimo ribasso».

Quanti soldi servirebbero?
«Io credo almeno qualche miliardo. E un tavolo di discussione con organizzazioni sindacali e datoriali».

Avete fatto un calcolo di quante persone sono interessate dal provvedimento?
«Se parliamo di una retribuzione inferiore ai 5,50 euro l’ora, parliamo di circa 3 milioni di persone. Inferiore a 9 euro, forse ne abbiamo almeno il doppio».

Che tipo di lavoro svolgono?
«I più disparati: dalla logistica al confezionamento, dalla cultura alla cooperazione»  

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