Salute digitale, il web tra “ritirati sociali” e fobie scolari

Al Festival di Cesena si indagano luci e ombre della tecnologia. Intervista a Francesco Rasponi, psicoterapeuta tra i fondatori dell'evento

Le tecnologie possono fare grandi cose, ma non dipende da loro. È questa la premessa da cui ha preso spunto il Festival della Salute Digitale di Cesena.

Per conoscere i dettagli sui vari incontro abbiamo intervistato uno dei fondatori, lo psicoterapeuta Francesco Rasponi.

Uno degli argomenti trattati durante gli incontri del Festival è: “Non si esce più di casa: il fenomeno dei ‘ritirati sociali’”. Di cosa si tratta?
«La nostra associazione, Psichedigitale (organizzatrice del Festival, n.d.r.), è composta da psicologi e studia l’interazione tra l’individuo e le tecnologie digitali. L’argomento della domanda sottolinea come attualmente si viva molto in casa e si assista al fenomeno di ragazzi e bambini che restano a lungo davanti allo schermo, rinunciando così a vivere fuori dall’ambiente domestico. Il fenomeno dell’hikikomori, come viene chiamato in Giappone, è l’atteggiamento di vivere da ritirati sociali, per cui i ragazzi sono segregati davanti a internet. Su questo aspetto l’istituto Minotauro ha stimato che i ragazzi vittima di questo comportamento siano tra 60.000 e 100.000, con un’età tra 15 e 30 anni. Non vanno a scuola e non fanno altro, decidono di essere casalinghi. Si recludono perché hanno una difficoltà a monte, non riuscendo a rapportarsi con gli altri: si sentono in deficit e si rifugiano a davanti allo schermo. È una condotta differente da quella della persona che è dipendente da internet, la quale invece ama la vita ed esce di casa».

Questo aspetto della reclusione si collega con un atteggiamento di insicurezza personale?
«Sì, perché i ragazzi di oggi vivono in maniera più esplicita la competizione rispetto a quelli degli anni ’70 e ’80: devono essere belli e prestanti. Le aspettative vengono disattese, c’è un dinamismo psichico per cui essi non si sentono a loro agio. Va trovato l’equilibrio migliore tra i loro obiettivi e ciò che è l’evoluzione della società attuale».

Il Festival tratta anche il tema della fobie scolari. Quali sono?
«Si tratta di situazioni di crisi in cui la persona non riesce ad essere a proprio agio. Un ragazzo ci ha detto che a scuola subiva atti di bullismo e che andava su internet per stare bene. Quella del videogioco è un’esperienza che noi grandi facciamo fatica a comprendere. I videogiochi di adesso sono complessi, stimolanti, difficili, giocati insieme con altri utenti».

Uno dei temi trattati al Festival ha come titolo: “All’asilo con il cellulare”. Di cosa tratta?
«Il titolo è provocatorio. Quali sono i benefici e quali invece i rischi che possono derivare da un uso precoce degli strumenti digitali? Non conosciamo ancora casi simili, ma sappiamo che ci arriveremo. Già da piccoli i bambini utilizzano questi strumenti a casa, spesso consegnati a loro dai genitori come ciucci elettronici. Vogliamo aprire un confronto sugli effetti di questo super stimolo nei confronti dello sviluppo, con psichiatri, maestre d’asilo, filosofi. C’è poca letteratura a riguardo perché si tratta di un argomento recente: gli esempi sono quelli di bambini che non mangiano se non hanno il programma preferito su YouTube, o che in ogni momento morto devono avere uno schermo. L’anno scorso abbiamo scritto il libro “Mio figlio è stato rapito da internet”, integrando le varie indicazioni di pediatri, con un lavoro che aggiorniamo ogni anno: è un’educazione che deve partire da 0 anni. Purtroppo i genitori non hanno ancora idea dei vantaggi e svantaggi dell’uso di questi schermi, e cercano di usare il buon senso. Ci sentiamo in difficoltà anche noi esperti su questo argomento».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

16 − 8 =