Salute: ecco il robot fisioterapista, come in Big Hero 6

Si chiama Hunova ed è una macchina  per la riabilitazione neurologica, ortopedica e geriatrica progettata dai ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia, con sede a Genova, e commercializzata dall'azienda ligure Movendo Technology

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Il Team Movendo Technology

Da un’invenzione cinematografica a una tecnologia reale. Nel 2015 vinceva l’Oscar come miglior film d’animazione: “Big Hero 6”, una produzione Disney ispirata a un fumetto della Marvel, avente come protagonista il supereroe Baymax, robot per l’assistenza medica personale. Un’idea che sembrava vincolata solo al grande schermo, eppure qualche anno dopo, in Italia, è partita la produzione di Hunova, un robot  per la riabilitazione neurologica, ortopedica e geriatrica.

Progettata dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con sede a Genova, la macchina è stata commercializzata dall’azienda ligure Movendo Technology, il cui CEO, Simone Ungaro, ne ha spiegato funzionamento e innovazioni.

A differenza del protagonista di Big Hero 6, il vostro robot non è un androide. Che caratteristiche ha e come nasce l’idea?
«Si tratta di una macchina “total body”: due robot, uno per la pedana dove si appoggiano i piedi e uno per la seduta, agiscono su tutto il corpo. L’obiettivo è il funzionamento di tutto l’apparato muscolo-scheletrico e, in base ai problemi che rileva, suggerire trattamenti specifici. Quando ero direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia vedevo quotidianamente i ricercatori studiare la biomeccanica dell’uomo per fare i robot. Allo stesso tempo ero sempre in mezzo agli scheletri e ai modelli anatomici di mia moglie, professoressa alla facoltà di Medicina della Sapienza. Dal robot all’uomo, come in virtù di una cortesia tecnologia nei confronti di chi l’ha creato. L’idea nasce insieme  al collega Jody Saglia, attualmente mio socio, che aveva fatto una tesi di dottorato al King’s College sulla riabilitazione della caviglia tramite un piccolo robot».

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In quali casi viene usato Hunova e dove è diffuso attualmente ?
«Tutto avviene attraverso il gioco: il paziente, bambino o anziano che sia, si diverte e diventa più collaborativo per il fisioterapista. Hunova interviene nell’80 per cento della fisioterapia riabilitativa, dalla sclerosi multipla al morbo di Parkinson includendo protesi di ginocchio, anca e caviglia. Abbiamo 55 macchine sparse per il mondo, tra Italia, Germania, Paesi Bassi, Grecia, Stati Uniti, Portorico, Dubai e Arabia Saudita: ognuna di esse ha un software con 200 applicazioni per ortopedia, neurologia, geriatria e pediatria».

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Un’invenzione che rischia di togliere posti di lavoro?
«Tutto il processo avviene sotto la supervisione del fisioterapista, il quale fa meno lavoro manuale, ma ha più mansioni intellettive poiché stiamo ampliando i casi di riabilitazione. A tal proposito, con i dati acquisiti dalla macchina, stiamo creando algoritmi predittivi, utili cioè alla prevenzione. Il primo, che lanceremo sul mercato a marzo, riguarda il “killer” degli anziani: la caduta. In questi anni abbiamo seguito 150 anziani reduci da cadute e siamo giunti al modello finale, presentato a ottobre alla Società Europea di Medicina Geriatrica a Berlino. Si tratta di un test, della durata di 10 minuti circa, effettuato da Hunova al paziente dopo il trauma subito per valutare se rischia conseguenze gravi che potrebbero portare alla morte. Grazie a quest’approccio preventivo, cambiano la qualità e l’efficienza del lavoro del fisioterapista, ma non la quantità».

Il robot è stato pensato anche per applicazioni sportive. Quali sono i progetti in vista?
«In questo ambito la macchina può determinare il corretto livello di training da sottoporre agli sportivi per non incorrere in traumi. Tra i nostri clienti ci sono gli atleti paralimpici dell’Unità Spinale dell’ Ospedale Niguarda: Andrea Liverani, allenandosi su Hunova, ha fatto il record mondiale di tiro con la carabina. Per l’atletica si serve della nostra tecnologia la top runner Emma Quaglia, mentre negli Stati Uniti siamo attivi per il football americano. A queste esperienze si aggiunge, nel calcio, la recente collaborazione con la formazione Primavera del Genoa».

 

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