Salute, Italia più longeva ma in sovrappeso. E aumentano i malati cronici

Sono i dati del Rapporto Osservasalute 2018, frutto del lavoro di 318 ricercatori su tutto il territorio italiano

Un Paese vecchio e costretto a farei i conti con le malattie croniche. Nel 2017 gli italiani ultra 65enni sono oltre 13,5 milioni (il 22,3 per cento della popolazione totale), bersagliati da malattie croniche la cui gestione incide per circa l’80 per cento sui costi sanitari. E’ l’identikit che emerge dal Rapporto Osservasalute 2018. Il volume, di 639 pagine, è frutto del lavoro di 318 ricercatori su tutto il territorio italiano che operano presso università, agenzie regionali e provinciali di sanità, assessorati regionali e provinciali, aziende ospedaliere e aziende sanitarie, Istituto superiore di sanità, Consiglio nazionale delle ricerche, Istituto nazionale per lo studio e la cura dei tumori, ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco, Istat.

Malattie croniche e costi
L’Osservasalute 2018, suddiviso in due parti principali – la prima dedicata alla salute e ai bisogni della popolazione, la seconda ai sistemi sanitari regionali nonché alla qualità dei servizi – traccia un identikit della salute del Belpaese. In dettaglio, nel 2017 il costo medio annuo grezzo della popolazione in carico ai medici di medicina generale (del network Health Search) affetta da almeno una patologia cronica è stato di 708 euro a paziente. Con differenze di genere: gli uomini affetti da almeno una patologia cronica hanno generato un costo medio annuo per il Ssn superiore a quello delle donne (738 vs 685 euro). Per i pazienti cronici si spende di più al crescere dell’età, raggiungendo il picco a 80-84 anni (1.129 euro) e 75-79 anni (1.115 euro), per poi calare leggermente nelle classi di età successive. Dal lato dell’assistenza primaria, inoltre, i dati raccolti dai medici di famiglia riferiscono che mediamente in un anno si spendono 1.500 euro per un paziente con uno scompenso cardiaco congestizio (questi malati assorbono il 5,6 per cento delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Servizio sanitario nazionale, il 4 per cento delle richieste di visite specialistiche e il 4,1 per cento per le prescrizioni di accertamenti diagnostici). Circa 1.400 euro annui li “brucia” un paziente con malattie ischemiche del cuore (destinatario del 16 per cento delle prescrizioni farmaceutiche a carico del Ssn, del 10,6 per cento delle richieste di visite specialistiche e del 10,1 per cento degli accertamenti diagnostici). Quasi 1.300 euro vengono spesi per un malato di diabete tipo 2, mentre uno con osteoporosi costa circa 900 euro annui e uno con ipertensione arteriosa 864 euro. L’Italia tutto sommato non è un Paese per vecchi. «Siamo longevi, ma non invecchiamo in salute e manca l’assistenza dedicata (domiciliare e nelle strutture di degenza di lungo periodo)», si legge nel report.

Capelli bianchi e bilancia
Italiani fra i più longevi d’Europa, ma ancora troppo in sovrappeso, e non accennano a smettere di fumare anche se aumenta la propensione all’attività sportiva. Tuttavia i sedentari sono ancora molti: un esercito di oltre 22,4 milioni. Non a caso, il grande problema per il presente e per il futuro sono le cronicità che assorbono l’80 per cento della spesa sanitaria. Gli italiani risultano ancora lenti a cambiare abitudini nocive per la salute come fumo, sedentarietà e alimentazioni scorrette. Ma nella Penisola si muore sempre meno, «grazie soprattutto ai miglioramenti nell’assistenza sanitaria e ai traguardi della medicina moderna».

Di tumore si muore meno
Un dato rilevante è rappresentato dalla forte riduzione della mortalità prematura (calcolato rispetto alle principali cause di morte della fascia di età 30-69 anni): diminuita, dal 2004 al 2016, del 26,5 per cento per gli uomini e del 17,3 per cento per le donne. In generale, in poco più di 30 anni il tasso standardizzato di mortalità totale si è ridotto di oltre il 50 per cento (nel periodo 1980-2015), e il contributo delle malattie cardiovascolari è stato quello che più ha influito sul trend in discesa della mortalità (la mortalità per malattie ischemiche del cuore si è ridotta di circa il 63 per cento e quella delle malattie cerebrovascolari di circa il 70 per cento). Si muore meno anche per i tumori, che restano però la prima causa di decesso tra i 19-64 anni: tra il 2006 e il 2016, la mortalità diminuisce del 24 per cento per gli uomini (da 12,5 a 9,5 decessi per 10.000) e del 12,6 per cento per le donne (da 8,7 a 7,6 per 10.000). Anche la mortalità neonatale e infantile è significativamente diminuita nel nostro Paese e ha raggiunto livelli tra i più bassi del mondo, «anche migliori di quelli osservati nei Paesi occidentali più sviluppati». Il tasso di mortalità infantile è passato da 3,16 decessi per 1.000 nati vivi a 2,81 per 1.000 nell’arco temporale 2010-2016. Non a caso l’Italia, con 83,4 anni di vita media attesa alla nascita nel 2016 (ultimo anno disponibile per i confronti internazionali), è da anni uno dei Paesi più longevi nel contesto internazionale, secondo dopo la Spagna (83,5 anni) tra i Paesi dell’Unione europea.

Speranza di vita
Sempre nel 2016, il nostro Paese si colloca direttamente al primo posto in Europa per la più elevata speranza di vita alla nascita per gli uomini (81,0 anni), secondo gli ultimi dati disponibili da fonte europea Eurostat. Per le donne, invece, si colloca al terzo posto (con 85,6 anni) dopo Spagna (86,3 anni) e Francia (85,7 anni). L’Italia, rispetto alla media dei Paesi dell’Ue, presenta un vantaggio di circa 3 anni per gli uomini (la media dell’Ue è pari a 78,2 anni) e 2 anni per le donne (la media dell’Ue è 83,6 anni).

Forchetta e sigaretta
Quanto agli stili di vita, sono circa 10 milioni e 370 mila i fumatori in Italia nel 2017, poco più di 6 milioni e 300 mila uomini e poco più di 4 milioni e 70 mila donne. Si tratta del 19,7 per cento della popolazione di 14 anni e oltre. Il numero di coloro che fumano è rimasto pressoché costante a partire dal 2014.

La bilancia resta un problema: nel 2017 più di un terzo della popolazione di 18 anni e oltre (35,4 per cento) è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa (10,5 per cento); complessivamente, il 45,9 per cento degli over 18 anni è in eccesso ponderale. Valori che non presentano variazioni significative rispetto al 2016. Se la quota dei bambini e degli adolescenti in eccesso di peso è pari al 24,2 per cento, la prevalenza più elevata è tra i 6-10 anni (32,9 per cento). Al crescere dell’età, il sovrappeso e l’obesità diminuiscono, fino a raggiungere il valore minimo tra i ragazzi di età 14-17 anni (14,4 per cento).  Dai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) relativi al 2012-2013 e a 19 Paesi (Albania, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Macedonia, Moldavia, Norvegia, Portogallo, Romania, Repubblica di San Marino, Slovenia, Spagna, Turchia e Italia), l’Italia è risultata tra i Paesi a più altaprevalenza di sovrappeso e obesità nei bambini di età 8-9 anni insieme a Grecia e Spagna, mentre i Paesi del Nord Europa presentano prevalenze più basse. Quanto all’attività fisica, «i dati di lungo periodo evidenziano un aumento della propensione alla pratica sportiva in modo continuativo (dal 19,1 per cento del 2001 al 24,8 per cento del 2017) – si legge nell’Osservasalute -tuttavia i sedentari sono ancora molti, oltre 22,4 milioni, pari al 38,1 per cento della popolazione».

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