Salute, la proposta: estendere fino a 18 anni l’assistenza del pediatra

Secondo un recente studio pubblicato su "Lancet", tra il 1990 e il 2016 lo stato di salute delle generazioni più giovani è in netto peggioramento in tutto il mondo, con sovrappeso e obesità a farla da padrone

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Consumo di alcol, fumo, sedentarietà, dipendenza dalla tecnologia. Sono le cattive abitudini degli oltre 2 milioni di adolescenti italiani. A fronte di questa fotografia, il Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef) sottolinea che oggi i ragazzi «sono costretti a subire anche un vuoto assistenziale che il pediatra di famiglia potrebbe però colmare accompagnando in continuità il ragazzo fino ai 18 anni. Secondo un recente studio pubblicato su “Lancet”, tra il 1990 e il 2016 lo stato di salute delle generazioni più giovani è in netto peggioramento in tutto il mondo, con sovrappeso e obesità a farla da padrone».

L’appuntamento
A Milano tra il 29 e il 30 marzo si svolgerà il settimo congresso nazionale Simpef. Secondo Rinaldo Missaglia, segretario nazionale Simpef, «il sistema dei controlli preventivi caratterizzato dalle visite ad età filtro, strumento prezioso e consueto nella pratica della pediatria di famiglia, dovrebbe continuare a rappresentare un valido mezzo per seguire il ragazzo fino all’età adulta consentendo anche di rilevare eventuali situazioni di particolare criticità che necessitino di un intervento professionalmente adeguato».

Fotografia di una generazione
I pediatri ricordano anche i recenti dati dell’Istat: il 14,9 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni consuma alcol fuori dai pasti, nel 6,3 per cento dei casi fuma e nel 16,6 per cento dei casi non fa nessuna attività fisica; inoltre, il 93,9 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni usa internet, nell’ 82 per cento dei casi quotidianamente, arrivando anche a un uso eccessivo e a mostrare segni di dipendenza. «Nonostante i dati allarmistici sui comportamenti devianti degli adolescenti – spiega Katia Vignoli, psicoterapeuta esperta di adolescenti – non c’è in realtà nulla di particolarmente nuovo nell’attuale generazione di giovani. Ribellarsi, provare disagio, scontrarsi con la generazione degli adulti sono comportamenti che in questa fase evolutiva si ripetono da secoli. La novità è piuttosto rappresentata dalle modalità in cui si manifesta il disagio adolescenziale, quale ad esempio l’abuso nell’utilizzo di internet e dei social network».

Secondo gli specialisti, l’assumere comportamenti “autodistruttivi” può essere spesso solo un’espressione del disagio adolescenziale. «Il malessere, tipico, di questo periodo dello sviluppo – chiarisce Missaglia – può portare ad assumere abitudini, quali il consumo di alcol, fumo, sostanze psicoattive, ma anche l’inattività fisica stessa, che i giovani associano idealmente a un comportamento “adulto”; cosicché la distanza generazionale nei confronti degli adulti si sostanzia paradossalmente in un’imitazione dei loro comportamenti simbolo. E’ tempo che le istituzioni preposte all’organizzazione del Sistema sanitario nazionale e regionale si attivino per valutare l’adeguamento delle norme alle nuove esigenze sanitarie dei giovani assistiti prima che queste sfocino in emergenze sociosanitarie».

L’opinione dell’esperto
«Il disagio adolescenziale è un fatto concreto – interviene Alessandro Albizzati, direttore Neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza, ospedale San Paolo di Milano – I principali indicatori internazionali e la nostra pratica quotidiana testimoniano problematiche psico-sociali da non sottovalutare né trascurare: disturbi alimentari, dipendenza da internet, cyberbullismo, binge-drinking, tentato suicidio sono fenomeni all’ordine del giorno nei nostri reparti. Una figura di riferimento come il pediatra di famiglia potrebbe essere utile, sia al giovane sia ai familiari, in questa età particolarmente critica di transizione verso la vita adulta, soprattutto per individuare situazioni borderline che se non affrontate potrebbero solo peggiorare».

 

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