Salute, l’abuso di antibiotici porterà la mortalità infantile oltre il 20 per cento

L'allarme lanciato dagli esperti dell'università Statale di Milano in occasione della settimana mondiale della consapevolezza sull'uso di questi medicinali

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Gli antibiotici sono stati una grande conquista della medicina moderna, ma bisogna stare attenti a non abusarne. È questo l’allarme lanciato dagli esperti dell’università Statale di Milano all’apertura della settimana mondiale della consapevolezza sugli antibiotici (dal 12 al 18 novembre) . Secondo gli studiosi l’utilizzo inappropriato degli antibiotici, sia per gli uomini che per gli animali, e la mancanza di nuove molecole antibatteriche a disposizione dei medici ambulatoriali, accrescono il problema delle resistenze batteriche che mettono sempre più a rischio l’efficacia dei medicinali, «al punto da prevedere un possibile ritorno all’era pre-antibiotica quando la mortalità infantile superava il 20 percento». Uno scenario che viene descritto come una vera e propria “apocalisse antibiotica”.

La spesa sanitaria aumenterà
Secondo uno studio del 2016, delle autorità sanitarie britanniche, dal 2050, ogni anno moriranno circa 10 milioni di persone nel mondo a causa di infezioni batteriche non più curabili. Secondo gli esperti questa emergenza riguarderà molti Paesi, tra cui anche l’Italia: «oltre a causare un innalzamento delle percentuali di mortalità – spiegano gli specialisti – se non sarà posto un freno al diffondersi della resistenza antibatterica, vi sarà anche un pesante aggravio della spesa sanitaria». Se non si riuscirà a evitare lo scenario, ci saranno numerosi ricoveri in più per infezioni che potrebbero essere curate a casa grazie ai farmaci. Questo aggiungerebbe anche il rischio che il paziente contragga qualche altra infezione durante il suo ricovero in ospedale, aggravando la sua situazione clinica che, in qualche caso, potrebbe avere anche risvolti tragici.

Attenzione ai superbatteri
La resistenza agli antibiotici e i superbatteri sono tematiche molto importanti e a settembre sono state anche oggetto di una risoluzione del Parlamento europeo che, ricordano gli esperti della Statale, ha richiesto «un monitoraggio costante dei Paesi Ue e al contempo di limitare la vendita di antibiotici da parte degli operatori della salute umana e animale».
Gli studiosi ricordano che, oltre ad essere almeno 15 anni che ai medici degli ambulatori non vengono fornite nuove molecole dotate di attività antibatterica, le cause principali della nascita di superbatteri sono da ricercare tra l’uso eccessivo di antibiotici da parte delle persone e all’utilizzo intensivo che viene fatto negli allevamenti di animali «con la conseguenza di una sempre maggiore resistenza degli organismi patogeni agli antibiotici». Inoltre, aggiungono, c’è «una questione di inquinamento ambientale, attraverso le acque reflue civili e ospedaliere o attraverso il letame degli allevamenti». Per questo, concludono, c’è bisogno di una strategia che veda protagonisti «tutti i professionisti coinvolti a vario titolo in questo fenomeno che dovranno adoperarsi per evitare che gli antibiotici perdano la loro efficacia».

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