Salute: proposta a ministero, contro fake news campagna su valore cure ‘doc’  

“Curati, affidati al medico e a ciò che prescrive. Non a quello che leggi quando scorri il tuo smartphone o il tuo tablet. Devi avere delle fonti di informazione certificate, responsabili e fondate sull’esperienza”. E’ il messaggio della campagna istituzionale che ha in mente Enrique Häusermann, amministratore delegato di EG Spa e Crinos Spa, società del gruppo tedesco Stada, contro il rischio fake news su temi medici. Un’idea che il manager lancia anche sulla base di un dato emerso dall’Heath Report 2019 ‘Il futuro della salute’, ricerca condotta da Kantar Health per Stada in 9 Paesi (Belgio, Francia, Germania, Gb, Polonia, Russia, Serbia, Spagna e Italia), per un totale di 18 mila intervistati di cui 2 mila nella Penisola: nonostante la maggior parte dei connazionali riconosca il ruolo chiave di medici e farmacisti, il 44% non resiste al fascino di ‘Dr. Google’.  

Di fronte allo strapotere di Internet, con il computer compagno di vita non solo tra i giovani, verrebbe da dire che bilanciare certe ‘notizie’ diffuse dal web sia diventata “una missione impossibile – spiega l’Ad all’AdnKronos Salute – perché oggi la popolazione è bombardata prevalentemente da informazioni che distorcono” la realtà “o che non sono chiare, e quindi alla fine si crea uno scetticismo o una disinformazione vera e propria”. Cercare di contenerla “è difficilissimo – ragiona Häusermann – perché paradossalmente si crede di più a quello che si legge piuttosto che a ciò che viene detto da uno specialista. Ci siamo imbattuti in persone che erano prevalentemente o assolutamente contro i vaccini e, alla domanda se avessero una minima conoscenza farmacologica, la risposta è stata no”. Eppure c’è chi ci crede.  

Quella per ristabilire la verità scientifica deve essere dunque “una missione costante da parte dei media e delle istituzioni – ammonisce l’Ad – Si dovrebbe fare una campagna” magari “in televisione, promossa dal ministero della Salute”. Un progetto di comunicazione “a 360 gradi”, ad esempio “per determinate categorie di trattamenti che portano salute. Se pensiamo a cosa il farmaco ha fatto”, riuscendo ad “aumentare la vita media negli ultimi 15-20 anni, si capisce che questa è la più grande e la più importante dimostrazione che tutto il resto sono fake news”.  

Häusermann ci tiene anche a commentare le conclusioni, diffuse recentemente, di un’indagine Censis sul gap fra reputazione e valore delle aziende pharma. “Quale rappresentante dell’industria farmaceutica italiana ed europea – dichiara – sono preoccupato e sconcertato per i risultati emersi. Sconcertato perché non viene compreso il valore di ciò che facciamo, di ciò che produciamo” e cioè “salute: alcune malattie sono scomparse” e così pure “alcuni interventi chirurgici”, come “gli interventi d’ulcera evitabili ormai “dalla metà degli anni ’80”. Non solo: grazie ai nuovi antivirali, “praticamente noi pensiamo che fra un anno tutti i problemi relativi all’epatite C saranno risolti”.  

Ecco perché il manager non ci sta: “Non trovo giusto che non si dia il giusto valore a chi fa i farmaci e li studia”, senza contare “il contributo dell’industria farmaceutica italiana in termini di Pil. Oggi – ricorda – come produzione è la prima in Europa, con più di 30 miliardi di fatturato, seguita a poca distanza dalla Germania. E quindi ripeto: non è giusto che l’italiano non riconosca all’industria i suoi meriti”, quando addirittura non la accusa di essere “quella che corrompe, non investe e si comporta in modo non etico”. 

Se c’è qualcosa in cui le imprese farmaceutiche potrebbero forse migliorare, secondo l’Ad è che “dobbiamo occuparci di più del paziente. L’azienda è sempre vicina a chi si occupa di salute, vale a dire prevalentemente i medici e i farmacisti, ma non si è mai occupata sufficientemente del paziente”. E anche se ovviamente “ci sono delle barriere istituzionali logiche”, nel senso che “l’azienda non può confrontarsi con i pazienti” direttamente, “dobbiamo far arrivare maggiormente messaggi positivi su ciò che il ‘mondo farmaco’ fa e che l’industria può fare per i pazienti”.  

(Fonte: Adnkronos Salute)

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