Salute, una maratona per gli italiani: 20 milioni costretti a pagare

La sanità made in Italy esce con un occhio nero dal IX Rapporto Rbm-Censis presentato al "Welfare Day 2019”  

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Più che una corsa ad ostacoli, sembra una maratona. Lunga, sfiancante e con il traguardo troppo lontano per chi ha bisogno di cure. Tra costi per le famiglie, liste d’attesa lunghe (o chiuse) e ritardi messi in conto, la sanità made in Italy esce con un occhio nero dal IX Rapporto Rbm-Censis presentato oggi al “Welfare Day 2019”.  

Tempistiche e numeri
Sono 19,6 milioni gli italiani che nell’ultimo anno, per almeno una prestazione sanitaria, hanno provato a prenotare nel Servizio sanitario nazionale e poi, constatati i lunghi tempi d’attesa, hanno dovuto rivolgersi alla sanità a pagamento, privata o intramoenia. In media, ci vogliono 128 giorni d’attesa per una visita endocrinologica, 114 giorni per una diabetologica, 65 giorni per una oncologica, 58 giorni per una neurologica, 57 giorni per una gastroenterologica, 56 giorni per una visita oculistica. Tra gli accertamenti diagnostici, in media 97 giorni d’attesa per effettuare una mammografia, 75 giorni per una colonscopia, 71 giorni per una densitometria ossea, 49 giorni per una gastroscopia. E nell’ultimo anno il 35,8 per cento degli italiani non è riuscito a prenotare, almeno una volta, una prestazione nel sistema pubblico perché ha trovato le liste d’attesa chiuse.   

Tra pubblico e privato 
«Combinare pubblico e privato è ormai il modo per avere la sanità di cui si ha bisogno. Spendere per la salute è ormai inevitabile e necessario per tutti», si legge nel rapporto. Nell’ultimo anno il 44 per cento degli italiani si è rivolto direttamente al privato per ottenere almeno una prestazione sanitaria, senza nemmeno tentare di prenotare nel sistema pubblico. È capitato al 38 per cento delle persone con redditi bassi e al 50,7 per cento di chi ha redditi alti. Nel 2018 la spesa sanitaria privata è lievitata a 37,3 miliardi di euro: +7,2 per cento in termini reali rispetto al 2014. Nello stesso periodo la spesa sanitaria pubblica ha registrato invece un -0,3 per cento.

Parla Marco Vecchietti 
«La spesa sanitaria privata media per famiglia ha raggiunto quota 1.437 euro. Nella maggior parte dei percorsi di cura gli italiani si trovano a dover accedere privatamente a una o più prestazioni sanitarie. E la necessità di pagare di tasca propria cresce in base al proprio stato di salute (per i cronici la spesa sanitaria privata è in media del 50 per cento più elevata di quella ordinaria, per i non autosufficienti è in media quasi 3 volte quella ordinaria) e all’età (per gli anziani la spesa sanitaria privata è in media il doppio di quella ordinaria)», ha detto Marco Vecchietti, Amministratore Delegato di Rbm Assicurazione Salute. «La situazione è aggravata dal costante allungamento delle liste d’attesa (dai 128 giorni per una visita endocrinologica ai 97 giorni per una mammografia). Di fronte a questi numeri, il 44 per cento dei cittadini si rivolge direttamente al privato anche per le cure che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza del Servizio sanitario nazionale. Non è più sufficiente limitarsi a garantire finanziamenti adeguati alla sanità pubblica, ma è necessario affidare in gestione le cure acquistate dai cittadini al di fuori del Ssn attraverso un secondo pilastro sanitario aperto. Bisogna raddoppiare il diritto alla salute degli italiani, garantendo a tutti la possibilità di aderire alla sanità integrativa, perché un sistema sanitario universalistico è incompatibile con una necessità strutturale di integrazione individuale pagata direttamente dai malati, dagli anziani e dai redditi più bassi», ha concluso Vecchietti.

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