Salvini: «Mia figlia pensa che io sia il capo della Polizia…»

Il ministro dell'Interno: «Ma penso di continuare a fare il ministro ancora per un po', Gabrielli può stare tranquillo…»

salvini

«Mia figlia pensa che io faccia il capo della Polizia, ma io penso di continuare a fare il ministro ancora per un po’, Gabrielli può stare tranquillo…». E’ iniziato così il discorso del ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini, in occasione del 167° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. «Il vostro non è un lavoro ma una missione. Vi ringrazio. Ritenetemi uno di voi», ha poi detto in chiusura riferendosi allo schieramento di una rappresentanza di tutti i reparti della Polizia di Stato presente stamattina sulla Terrazza del Pincio, a Roma.

Piano assunzioni e futuro
«Mai nella vita avrei pensato di essere al Pincio a parlare da autorità di pubblica sicurezza e avere l’onore e la responsabilità di quello che accade in questo splendido Paese. E di dare il mio contributo a un corpo straordinario e una famiglia come quella della Polizia. Sono orgoglioso di incontravi ogni giorno – continua Salvini – E vi sono grato per quello che fate per il popolo italiano. Lo dimostriamo con i fatti, non con le parole. Abbiamo ereditato una situazione difficile nel comparto sicurezza. Nel 2022 e nel 2023 andranno in pensione 6 mila donne e uomini. Se si ragiona nel breve periodo non si fa un servizio a questo Paese: stiamo investendo, quindi, su un piano assunzioni straordinario che non può essere solo limitato al  2019, bisogna ragionare anche per gli anni successivi. I 2 miliardi e mezzo stanziati sono solo una primo passo. Ricordo le nuove uniformi e i nuovi mezzi. Vogliamo lasciare un segno».   

Sulle scorte
«Stiamo cercando di rimettere su strada il maggior numero possibile di agenti, riaginando il sistema delle scorte con una valutazione oggettiva. Bisogna difendere chi va difeso, i poliziotti non sono autisti o accompagnatori personali».  

Modello Italia
«Per la sicurezza non dobbiamo guardare a modelli altrui ma sono altri che debbono rifarsi a modello italiano – chiude Salvini – Quando vado all’estero sono onorato. E’ uno dei casi in cui bisogna andare orgogliosi. Questo non grazie a un ministro, ma grazie a una squadra che è cresciuta negli anni».    

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