Sanità, andare dal dentista può evitare incidenti stradali

I sinistri attribuibili alle Osas causano ogni anno 250 morti ed oltre 12 mila feriti con enormi costi diretti e indiretti per la comunità

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«Una telefonata allunga la vita», recitava una vecchia pubblicità della Sip che avava come attore protagonista Massimo Lopez. Magari farla alla segretaria del proprio dentista può davvero evitare il peggio. Del resto, 12 milioni di italiani soffrono di Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas): un problema sottovalutato nel nostro Paese, basti pensare che solo 2 persone du 10 ne sono consapevoli. Questa sindrome, oltre a limitare drasticamente la qualità del sonno, aumenta il rischio di addormentarsi al volante, di fare incidenti stradali. Del resto, i sinistri attribuibili alle Osas causano ogni anno 250 morti ed oltre 12.000 feriti con enormi costi diretti e indiretti per il Servizio sanitario nazionale e per la comunità. «Secondo un recente studio, i colpi di sonno alla guida dovuti a questo disturbo sono responsabili del 7 per cento dei circa 175 mila incidenti stradali registrati ogni anno in Italia. Il dentista può evitarli perché in grado di diagnosticare tale patologia e poiché alcuni segni e sintomi sono già facilmente individuabili nel corso di una semplice visita di controllo», spiegano gli esperti che hanno partecipato a un covegno in Piemonte, promosso dall’ospedale Mauriziano di Torino in collaborazione con l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi). Era intitolato “Patologie sonno correlate: il ruolo dell’odontoiatra in un approccio multidisciplinare alle Osas”.

Il commento
«Il ministero della Salute, nelle linee guida del 2014 dedicate alle Osas, ha individuato proprio nel dentista il ruolo di “sentinella epidemiologica” verso tale sindrome. I casi più lievi potranno essere trattati dal dentista stesso con l’applicazione di particolari dispositivi di avanzamento mandibolare da portare durante il sonno, mentre i casi più gravi saranno appannaggio dello pneumologo, mediante apparecchi di ventilazione notturna, o del chirurgo maxillofacciale e otorinolaringoiatra tramite interventi chirurgici specifici».

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