Sanità: associazione pazienti a Speranza, prioritarie cure standard intestino  

“E’ prioritario attivare percorsi diagnostici terapeuti per i pazienti con malattie intestinali croniche. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, faccia in modo che le Regioni che non si sono ancora dotate di percorsi assistenziali dedicati, lo facciano, per evitare che i cittadini siano costretti a spostarsi per essere curati”. E’ l’appello del direttore generale dell’Associazione nazionale per le malattie infiammatorie croniche intestinali (A.m.i.ci. Onlus), Salvo Leone, a margine dell’incontro, oggi a Roma, “Open Takeda in Gi- A New chapter in gastroenterology”, una due giorni organizzata sul tema dall’azienda farmaceutica.  

“Come associazione di pazienti – spiega Leone all’Adnkronos Salute – segnaliamo come priorità il fatto che ancora oggi non ci siano dei percorsi standardizzati di cura. Questo chiaramente, oltre a generare uno spreco per le casse regionali – perché i pazienti cercano migliori offerte di cura fuori Regione- genera anche una spesa per lo stesso cittadino. Abbiamo dimostrato, insieme all’università Cattolica di Roma, che i pazienti spendono 700 euro l’anno per curarsi. Se si aggiunge la perdita di produttività e il fatto di essere accompagnati questa cifra arriva a circa 2500 euro”. 

Un appello, quello lanciano al nuovo ministro della Salute, per sostenere questi pazienti, già costretti a molte limitazioni. “La qualità di vita delle persone con malattie infiammatorie croniche intestinali – ha spiegato Alessandro Armuzzi, segretario della società scientifica IG-IBD ( Italian Group for Inflammatory Bowel Diseases) – spesso ha un rilevante impatto negativo. Frequentemente questi pazienti, nonostante possano raggiungere una remissione clinica, hanno una qualità di vita limitata”. 

Per migliorare queste condizioni “è fondamentale – continua Armuzzi – che la cura si affronti in una modalità multidisciplinare. Oggi è impensabile che un centro che gestisce, per esempio, pazienti affetti da colite ulcerosa non abbia un approccio multidisciplinare, in particolare il supporto psicologico quando serve. L’altro punto è la possibilità di utilizzare i farmaci disponibili, nel momento giusto, nei tempi giusti e per la durata necessaria, in modo da riuscire, quando possibile, ad arrivare alla remissione dei sintomi e delle lesioni”.  

Serve dunque offrire un’assistenza omogenea su tutto il territorio. Ma anche puntare a cure ‘su misura’. “I pazienti con malattie intestinali croniche infiammatorie – spiega Antonio Gasbarrini, docente di gastroenterologia all’università Cattolica di Roma – sono estremamente complessi. A partire dal fatto che, in questi casi, non esiste un bersaglio noto”. 

Il principale presupposto della cura, dunque, continua Gasbarrini “è che non esiste un paziente tipo. Ogni paziente ha delle sue specificità. Ognuna di queste malattie arriva in un momento diverso della vita, c’è un evento stressante di attivazione diverso, c’è un retroterra culturale e genetico diverso. Quindi il primo passo è la conoscenza profonda della persona che abbiamo di fronte, non solo della sua malattia. In questo senso la più grande novità nelle conoscenze degli ultimi anni è il microbiota intestinale e i suoi rapporti con il sistema immunitario. Sappiamo che il microbiota colonizza l’intestino del bambino nei primi 10 anni di vita. Quindi tutto quello che succede fino a quell’età può avere un ruolo nella patogenesi della colite ulcerosa. Bisogna sapere – conclude – che non può esserci una medicina uguale per tutti”.