Sanità, cresce il rancore degli italiani

Sale la spesa per le prestazioni in ambito privato. Per un operaio l'intera tredicesima se ne va in cure sanitarie familiari

Sarà la sanità uno dei banchi di prova del nuovo governo gialloverde. Secondo un recente rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute sulla sanità pubblica, privata e intermediata, negli ultimi anni è cresciuto il rancore degli italiani nei confronti del servizio sanitario. I più animosi? Proprio gli elettori di Lega e 5 Stelle, segno che l’argomento ha contato sui risultati delle ultime elezioni: per l’81 per cento dei cittadini la sanità è una questione decisiva nella scelta del partito per cui votare e sarà il cantiere in cui gli italiani metteranno alla prova il passaggio dall’alleanza del rancore al governo del cambiamento.

I numeri
Nell’ultimo anno sono stati 44 milioni gli italiani che hanno speso soldi di tasca propria per pagare prestazioni sanitarie per intero o in parte con il ticket. In totale la spesa sanitaria privata a fine anno arriverà al valore record di 40 miliardi di euro (era di 37,3 miliardi nel 2017). Un costo che pesa soprattutto sulle famiglie con i redditi più bassi. Per un operaio l’intera tredicesima se ne va in cure sanitarie familiari: quasi 1.100 euro all’anno.

Meno si guadagna, più si spende
Nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2,8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. Solo il 41 per cento degli italiani copre le spese sanitarie esclusivamente con il proprio reddito: il 23,3 per cento deve integrarlo attingendo ai risparmi, mentre il 35,6 per cento deve usare i risparmi o fare debiti (in questo caso la percentuale sale al 41 per cento tra le famiglie a basso reddito). Il 47 per cento degli italiani taglia le altre spese per pagarsi la sanità (e la quota sale al 51 per cento tra le famiglie meno abbienti). Nel periodo 2014-2016 i consumi delle famiglie operaie sono rimasti fermi (+0,1 per cento), ma le spese sanitarie private sono aumentate del 6,4 per cento (in media 86 euro in più nell’ultimo anno per famiglia). Per gli imprenditori c’è stato invece un forte incremento dei consumi (+6 per cento) e una crescita inferiore della spesa sanitaria privata (+4,5 per cento: in media 80 euro in più nell’ultimo anno). «In sintesi – si legge nel Rapporto – meno guadagni, più devi trovare soldi aggiuntivi al reddito per pagare la sanità di cui hai bisogno».
«Sono 150 milioni le prestazioni sanitarie pagate di tasca propria dagli italiani. Nella top five delle cure, 7 cittadini su 10 hanno acquistato farmaci (per una spesa complessiva di 17 miliardi di euro), 6 cittadini su 10 visite specialistiche (per 7,5 miliardi), 4 su 10 prestazioni odontoiatriche (per 8 miliardi), 5 su 10 prestazioni diagnostiche e analisi di laboratorio (per 3,8 miliardi) e 1 su 10 protesi e presidi (per quasi 1 miliardo), con un esborso medio di 655 euro per cittadino», ha detto Marco Vecchietti, amministratore delegato di Rbm Assicurazione Salute.

Sanità ingiusta
Il 68 per cento degli occupati ha dovuto assentarsi dal lavoro per recarsi presso strutture sanitarie pubbliche per se stessi o per i propri familiari, perché erano chiuse in orari non lavorativi. Intanto non mancano i furbi: 12 milioni di italiani hanno saltato le lunghe liste d’attesa nel Servizio sanitario grazie a conoscenze e raccomandazioni. Ormai il 54,7 per cento degli italiani è convinto che non si hanno più opportunità di diagnosi e cura uguali per tutti. Sono questi i contorni di una sanità che chiede un surplus di sacrifici alle persone con redditi bassi e ai lavoratori, e premia i furbi: ecco l’origine del rancore per la sanità.
Ventuno milioni di connazionali ritengono giusto penalizzare con tasse aggiuntive o limitazioni nell’accesso alle cure del Servizio sanitario le persone che compromettono la propria salute a causa di stili di vita nocivi, come i fumatori, gli alcolisti, i tossicodipendenti e gli obesi. E 13 milioni di italiani dicono stop alla mobilità sanitaria fuori regione. «Ognuno si curi a casa propria», in sostanza è questa una delle reazioni alla sanità percepita come ingiusta.

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