Sanità, curarsi è una giungla: si aspetta anche per la chemio…

Numeri da brivido: in media si attendono 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio

epilessia

Porte chiuse in faccia. La sanità funziona male. O meglio: in maniera parziale. Perché un cittadino su tre ha denunciato di non poter accedere ai servizi sanitari nel corso del 2017: si tratta del 37,3 per cento di chi si è rivolto a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. Da segnalare l’impennata del +6 per cento rispetto all’anno precedente. Le liste d’attesa (segnalate come un problema dalla metà dei cittadini) e i costi del ticket sono i campanelli d’allarme inseriti nel XXI° Rapporto PIT Salute, intitolato “Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco”, presentato oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, con il sostegno non condizionante di Fnopi, Fnomceo e Fofi. 

Numeri da brivido 
Si attendono in media 15 mesi per una cataratta, 13 mesi per una mammografia, 12 mesi per una risonanza magnetica, 10 per una Tac e per una protesi d’anca, 9 mesi per un ecodoppler e 7 per una protesi al ginocchio.  E se i costi dei ticket per esami diagnostici e visite restano la prima voce di spesa segnalata dai cittadini, crescono anche quelli per i farmaci e per le prestazioni in intramoenia. Si aspetta soprattutto per le visite specialistiche (39 per cento) e per gli interventi di chirurgia (30 per cento); seguono le liste di attesa per gli esami diagnostici (20,8 per cento) e infine anche per la chemio e radioterapia che arrivano al 10 per cento e fanno registrare un aumento del 100 per cento rispetto all’anno precedente. 

Il commento
«L’equilibrio economico consolidato dal Servizio Sanitario Nazionale e le difficoltà che ci segnalano i cittadini indicano chiaramente che la traiettoria delle politiche sanitarie pubbliche deve essere quella di garantire maggiore accessibilità ai servizi sanitari, riducendo tempi di attesa e costi legati soprattutto a livelli di ticket ampiamente superiori al costo di alcune prestazioni svolte in regime privato. Per questo chiediamo che governo e Parlamento approvino con questa Legge di Bilancio l’abrogazione del Superticket, un balzello che ostacola l’accesso alle cure e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle casse del SSN. Contemporaneamente chiediamo l’immediata approvazione del nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa 2018-2020 trasmesso dal ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. Inoltre è prioritario dare finalmente risposte alle fragilità attuando in tutte le regioni il Piano Nazionale della Cronicità approvato ormai due anni fa ma recepito solo da sette regioni. Le disuguaglianze che attraversano il SSN devono essere contrastate. Invece, purtroppo, le proposte di autonomia differenziata avanzate da alcune regioni, e che ora si trovano sul tavolo del governo, vanno nella direzione esattamente opposta e rischiano, a quarant’anni dall’istituzione del SSN, di mandare in soffitta i suoi principi fondanti come quelli della solidarietà e dell’equità», dichiara Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

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