Sanità, disponibile il nuovo farmaco contro l’artrite reumatoide

La presidente dell'Associazione nazionale malati reumatici (Anmar): «Si tratta di un'efficace alternativa terapeutica per coloro che non rispondono ai trattamenti tradizionali»

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Arriva in Italia Xeljanz (tofacitinib), farmaco in compresse per il trattamento dell’artrite reumatoide in fase attiva da moderata a severa in associazione con metotrexato (Mtx) in pazienti adulti che hanno risposto in modo inadeguato o sono intolleranti ad uno o più farmaci modificanti la malattia. Lo rende noto Pfizer, precisando che il farmaco può essere somministrato in monoterapia in caso di intolleranza al metotrexato o se quest’ultimo non è appropriato. Tofacitinib è il capostipite internazionale di una nuova classe di farmaci chiamati inibitori delle Janus chinasi (Jak) che agiscono a livello intracellulare interrompendo la trasmissione del segnale infiammatorio all’origine dell’artrite reumatoide, spiega ancora Pfizer.

L’opinione dell’esperto
Per l’autorizzazione al rimborso l’Aifa ha esaminato un completo programma di sviluppo clinico composto da 6 studi registrativi, a cui si aggiungono dati di pratica clinica derivanti dall’esperienza maturata dal 2013 in diverse realtà internazionali quali gli Stati Uniti, la Svizzera, il Sud America, e dati di sicurezza a lungo termine su oltre 17.700 anni-paziente con una osservazione fino a 9 anni.
«Tofacitinib ha dimostrato di possedere un’elevata efficacia nel controllo dei sintomi dell’artrite reumatoide tale da indurre un miglioramento clinico della condizione del paziente, sia per quanto riguarda gli indicatori di attività di malattia, sia per i cosiddetti PROs (Patents’ Reported Outcomes), ovvero i parametri riportati dal paziente come l’astenia e la qualità di vita», afferma Luigi Sinigaglia, direttore Uoc di reumatologia, al Centro ortopedico traumatologico Gaetano Pini di Milano. «Questi effetti sono sorprendentemente rapidi, già evidenti dopo una o due settimane dall’inizio del trattamento nonostante il fatto che la terapia avvenga per via orale», aggiunge.

L’opinione dei pazienti
«Questo farmaco rappresenta per noi pazienti un importante passo avanti nel trattamento dell’artrite reumatoide – afferma Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione nazionale malati reumatici (Anmar) – in primo luogo perché si tratta di un’efficace alternativa terapeutica per coloro che non rispondono ai trattamenti tradizionali. Altro importante vantaggio sta nel fatto che il farmaco si somministra per bocca rispetto agli altri che, invece, prevedono un’iniezione o infusione. La formulazione in pillole, infatti, mette il paziente in una condizione di maggior comfort verso il trattamento, permettendogli di beneficiarne sia dal punto di vista dell’efficacia terapeutica che in termini di autonomia: ad esempio durante le attività quotidiane e anche in viaggio, con notevoli ricadute positive nell’ambito della qualità di vita del paziente».
Recentemente – riferisce ancora Pfizer – l’Agenzia europea del farmaco (EMA) ha esteso l’approvazione d’uso di Xeljanz anche al trattamento dell’artrite psoriasica attiva e della colite ulcerosa moderata-severa, ampliando il suo potenziale valore clinico per il trattamento di altre due patologie autoimmunitarie per cui sussistono ancora bisogni clinici insoddisfatti.

Le caratteristiche della malattia
L’artrite reumatoide – ricorda l’azienda – è una malattia autoimmune caratterizzata dall’infiammazione e dal progressivo danno articolare. Può colpire ad ogni età ed interessa soprattutto le donne (3 volte più degli uomini). In Italia la prevalenza è stimata dello 0,48 per cento nella popolazione over 18, pari a circa 240 mila casi. L’incidenza dei nuovi casi aumenta con l’età. Spesso i pazienti presentano patologie concomitanti che possono aggravare il quadro clinico e complicare il trattamento. Le più importanti sono le malattie cardio-vascolari, le infezioni e le condizioni relative alla sfera psicologica. L’artrite reumatoide ha un notevole impatto sociale, determinando una progressiva distruzione e perdita di funzionalità delle articolazioni nonché deformità articolare, limitazioni funzionali e invalidità.
L’accesso a una diagnosi corretta e a terapie mirate è ancora lungo e farraginoso: in Italia intercorrono mediamente 4 anni prima di una corretta diagnosi.

(Fonte: Adnkronos)

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