Sanità, lo sciopero dei medici contro i privati nelle Asl

La protesta del personale del Servizio sanitario nazionale è stata organizzata contro le misure insoddisfacenti previste nella manovra economica

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La manovra di bilancio potrebbe introdurre novità rilevanti sul fronte sanitario. Il governo ha promesso più fondi per la sanità pubblica. Si discute per esempio su maggiori fondi alle Regioni per ridurre le liste d’attesa (circa 150 milioni per il 2019 e 100 per il 2020 e 2021). Per garantire i Lea (livelli essenziali di assistenza) si è proposto che le Asl possano ricorrere a medici privati a cui affidare in via eccezionale incarichi individuali in assenza di personale medico pubblico per svolgere le stesse funzioni. Ma sono misure che non soddisfano medici e dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale che infatti lo scorso 23 novembre hanno scioperato per chiedere condizioni, finanziarie e di lavoro, sufficienti a difendere la salute dei cittadini. Secondo l’ Anaao Assomed, l’associazione sindacale che con oltre 18 mila medici del SSN iscritti risulta la più rappresentativa del settore sanitario italiano, tutto questo non basta. «Riteniamo innanzitutto insufficiente l’incremento del finanziamento che risulta del solo 0,88 percento – spiega Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed  – Una goccia nell’oceano se consideriamo che negli ultimi 10 anni la sanità pubblica ha subito tagli per decine di miliardi. Non vediamo dunque un’inversione di tendenza rispetto alle politiche adottate per il settore dal 2009 ad oggi».

Negli ospedali si sente la carenza degli organici di medici e infermieri 
«Il blocco del turn over ha provocato una carenza che era facilmente prevedibile. E la situazione andrà peggiorando negli anni: secondo i nostri calcoli, nei prossimi 5 anni si assisterà ad un’uscita massiva di circa 40 mila medici e dirigenti sanitari. Questo perché siamo arrivati alla cosiddetta gobba pensionistica dopo i 40 anni dall’istituzione del SSN. Se non si interviene da subito con nuove assunzioni ciò non potrà che avere effetti sulle liste d’attesa e sui servizi essenziali provocando un ulteriore degrado del sistema sanitario nazionale».

Voi denunciate anche la mancanza di medici specialisti
«Chiediamo da tempo l’aumento dei contratti di formazione post laurea almeno dagli attuali 7 mila a 9.500. Non mancano i medici laureati ma mancano i medici specialisti».

Come giudicate la proposta di far ricorso a medici privati in mancanza di personale medico pubblico?
«A noi sembra una grossa contraddizione. Prima viene fatto il decreto dignità contro la precarizzazione e poi ci si inventa nuovo sistema per incrementare il lavoro precario. Così viene destrutturato il sistema d’ingresso nel SSN che dovrebbe essere per concorso. Siamo di fronte ad una deregulation totale che va incontro alla volontà delle Regioni di assumere manodopera a basso costo e non formata, per giunta in un settore come quello sanitario dove le competenze e la qualità dei professionisti sono fondamentali. Noi avevamo proposto almeno di far ricorso ai giovani specializzandi. E’ paradossale che da un lato si bloccano gli specializzandi (che sì, potranno accedere ai concorsi anche se all’ultimo anno, ma potranno entrare di ruolo solo dopo la fine della specializzazione), e dall’altro lato si permette l’assunzione dei medici senza specializzazione».

Avete avuto dei segnali di ascolto e apertura?
«Sia il ministro Grillo che la presidente della commissione Affari sociali Lorefice si sono mostrati sensibili alle nostre proposte. Speriamo in modifiche al maxi emendamento alla manovra ma finora latitano ancora le condizioni necessarie per il rinnovo dopo 10 anni del contratto di lavoro, irrinunciabile strumento di governo, anche della spesa, e di innovazione dei modelli organizzativi, delle forme retributive, dei contenuti e delle tipologie di lavoro, capace di frenare la fuga dei medici e dei dirigenti sanitari dagli ospedali e di rendere questo lavoro di nuovo attrattivo per i giovani. Senza soluzioni concrete, sono possibili nuovi scioperi nelle prossime settimane».

 

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