Sanremo 2020, ‘Achille Lauro specchio di un Paese quasi finito’

Achille Lauro è uno dei cantanti di maggiore successo che il panorama musicale italiano abbia avuto negli ultimissimi anni.

Negli ultimi giorni, però, si parla più della sua esibizione che del suo talento. E non certo le per capacità canore. A Sanremo è arrivato vestito in modo estroso, ha finito la sua canzone con una tuta che richiamava la nudità.  Avrebbe voluto spogliarsi delle sue vesti griffate emulando San Francesco di Giotto che si spogliò di tutto. Un sacrilegio.

Italia conta poco a livello musicale

Particolarmente ad effetto è la critica apparsa su Il Fatto Quotidiano a firma di Valerio Cesari.

Achille Lauro – si legge –  ha il merito di avere compreso, forse più di altri, che un contesto imbalsamato e (musicalmente) assai inutile quale è – da anni – Sanremo ha bisogno di essere scosso per suscitare l’interesse di tutti gli altri: quelli cioè che le canzoni, un minimo, ce le hanno a cuore”.

“E se di intrattenimento parliamo, allora – si legge in un altro passaggio – Achille Lauro è un genio: e la prospettiva cambia tutta d’un tratto. Visti i mezzi, scarsi, e il background, inesistente, trattasi allora di un fuoriclasse. In un paese che musicalmente conta quanto un mini-disc nell’epoca dello streaming, “.

La stilettata, però, arriva anche alla collettività: “Achille Lauro è lo specchio di un paese se non “finito”, quasi. Che mente dicendo di voler guardare avanti avendo a cuore in realtà i soliti noti: pure nella musica”.

 

Clicca qui per leggere l’intero editoriale