Sanremo, non è per tutti: ecco perchè i giovani non lo vedranno

Il rapporto tra la musica e i giovani si consuma via tablet, smartphone e pc. Addio ai canali tradizionali, anche all’autoradio

sanremo

Maledetta…evoluzione. Primavera, estate, inverno e autunno si alternano e i giovani cambiano lo strumento per ascoltare la musica ancora una volta. E’ il ciclo del processo che non si ferma, che si evolve. Del resto, dal giradischi si è passati al walkman, poi dallo strereo con i cd al lettore mp3, mentre adesso comanda il digitale, con in prima fila Spotify e Youtube, il figlio illegittimo di Mtv. Secondo un sondaggio effettuato da Skuola.net per “Una Vita da Social” – la campagna itinerante per un corretto uso di internet della Polizia Postale che in questi giorni farà tappa a Sanremo – su 6500 ragazzi tra gli 11 e 20 anni, oltre 7 adolescenti su 10 si affidano principalmente a smartphone (70 per cento) e tablet (3 per cento) per ascoltare la musica. La televisione? Praticamente non è pervenuta (1 per cento). 

Comanda lo streaming
Alla luce di questi numeri è molto probabile che i giovani non vedranno le serate del Festival di Sanremo in diretta o in differita sulla Rai, ma la musica degli artisti italiani arriverà alle loro orecchie quasi nell’immediato, attraverso altre piattaforme, legali o meno legali (il 16 per cento si procura codici d’accesso e versioni pirata delle app). La maggior parte dei ragazzi, infatti, quando vuole sentire un brano, non perde tempo a scaricarlo dalla rete (è rimasto a farlo il 9 per cento). Ancora di meno sono quelli che la acquistano sugli store online (3 per cento). Già, comanda lo streaming. A sfruttare i vari servizi a disposizione sono più di 8 giovani su 10: il 47 per cento, quasi la metà, preferisce concentrarsi sulla musica e usa piattaforme come Spotify e simili; il 34 per cento, invece, opta per i videoclip collegandosi soprattutto a YouTube. Come detto, la televisione non è un mezzo utilizzato dai giovani. L’addio però è stato dato anche ad altri mezzi tradizionali, ormai legati al passato: l’autoradio è confinata al 4 per cento, il classico impianto stereo al 3 per cento, al tramonto anche il lettore mp3 (3 per cento) che, almeno tra i giovanissimi, sembra già un elemento che può finire al massimo sui tavoli dei mercatini vintage.

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